giovedì 7 giugno 2012

Tsipras(Syriza), la nostra Europa tutta sociale

di Alexis Tsipras

Signore e signori, vi ringrazio molto per la vostra risposta al nostro invito per questo incontro, che riteniamo non solo informativo  su ciò che è e ciò che cerca SYRIZA-CCL, ma che può anche essere uno scambio utile di vedute tra noi sul merito delle questioni. Valutiamo estremamente importante che a partecipare a questa riunione siano ambasciatori e rappresentanti diplomatici dei paesi di tutti i continenti, con un ruolo chiave
e un particolare interesse per gli sviluppi nel nostro paese, un ruolo decisivo  sugli sviluppi a livello mondiale.
Siamo sicuri che il vostro servizio al nostro paese in questo periodo sia particolarmente importante, poiché questo angolo d’Europa è un crocevia geopolitico molto critico, che gli sviluppi senza precedenti degli ultimi anni hanno portato al centro dell’attenzione europea e dell’interesse globale.
Se volessimo caratterizzare la situazione in cui il popolo greco è caduto negli ultimi 2 anni e mezzo potremmo dire che si tratta di una moderna tragedia greca. Credo vi sia un senso antico. La tragedia contiene la hybris, la nemesi di punizione e di purificazione. Hubris che caratterizza la grande maggioranza del popolo greco come non colpevole. I colpevoli sono quelli che hanno dominato negli ultimi anni. Ma la punizione è per il popolo greco. E siamo sicuri che questa difficile partita darà una possibilità al popolo greco attraverso il verdetto delle prossime elezioni e attraverso il persistente sforzo per far uscire il paese dalla crisi. Naturalmente, siamo sicuri che nessun altro, tranne il popolo greco, potrà decidere come si riemergerà dalla crisi. Nessun “deus ex machina” lo potrà fare, come invece fu per la tragedia greca.
Già, con i risultati delle elezioni del 6 ° maggio 2012, il nostro paese ha creato un nuovo panorama politico, che ha portato l’MCM-SYRIZA sulla scena europea e internazionale.
Nessuna meraviglia che l’interesse globale si concentri sulla Grecia. Il mondo di oggi è un mondo di crescente interdipendenza. E molti problemi nel mondo del 21 ° secolo non conoscono confini: come il cambiamento climatico, la diffusione della povertà, la minaccia nucleare (che Fukushima è venuta a ricordarci drammaticamente un anno fa) .

A nostro parere, la realtà di interdipendenza globale e destino comune di tutti gli uomini contro le grandi minacce moderne aumenta l’importanza di una cooperazione globale e di solidarietà internazionale. E ciò sta già facendo emergere una nuova dinamica, una società civile globale .
Vogliamo cogliere questa occasione per ringraziare i cittadini di tanti paesi, scienziati e intellettuali, che hanno partecipato negli ultimi mesi a diverse manifestazioni in solidarietà con la sofferenza del popolo greco, al cui centro vi è lo slogan ormai famoso del grande poeta inglese Shelley: “Siamo tutti greci.”
E ricordate, signore e signori, che questa frase di Shelley risale al 1821, perché egli credeva che il popolo greco lottasse per l’indipendenza nazionale e combattesse insieme e a nome di tutta l’Europa, per difendere i principi e i valori della Rivoluzione francese.
E’ un fatto notevole che queste manifestazioni di solidarietà col popolo greco non si siano svolte solo in Europa, ma anche al di là dell’Atlantico: in Canada, Stati Uniti, nei paesi del Latino-America e in Australia.
Signore e signori,
I risultati delle elezioni del 6 ° maggio 2012 in tutto il mondo hanno attirato l’interesse su ciò che vuole la nostra formazione politica di MCM-SYRIZA.
Per illustrare ciò, direi di guardare attentamente il simbolo di MCM-SYRIZA. Si tratta di tre bandiere consecutive, di tre colori diversi: rosso, verde e viola. Il rosso del movimento operaio, il verde dell’ecologia e il viola del movimento femminista, dei movimenti giovanili in senso lato.
In altre parole, la nostra formazione è una sintesi di percorsi politici e sociali, di sensibilità che compongono ciò che chiamiamo sinistra moderna, la sinistra del 21° secolo.

E quando si parla di socialismo, intendiamo un socialismo del 21° secolo, con la democrazia e la libertà.
Venerdì scorso abbiamo lanciato il programma di governo di SYRIZA-MCM, in vista delle elezioni di domenica 17 giugno.
Un programma, che riteniamo possa porre fine alla distruzione sociale ed economica del nostro Paese, che è stata guidata dall’austerità delle politiche imposte dal governo greco, in collaborazione e in consultazione con la Troika (Bce, Fmi, Commissione Ue).
Il nostro programma non è un’uscita dall’Ue e dalla zona euro, come molti dei nostri avversari accusano.
Al contrario, è un programma che è l’unico strumento per uscire dalla crisi e per trasformare la Grecia in un partner di pari dignità, nella Ue e nella zona euro. Un programma per contribuire ai grandi cambiamenti richiesti dalla Ue in direzione della solidarietà sociale.
E ‘nostra profonda convinzione che se i paesi europei continueranno a indicare il percorso che ha scelto l’ex leader politico greco per affrontare la crisi, se si segue questa stessa ricetta di austerità, i risultati saranno disastrosi per tutte le comunità, per l’economia globale e per la nostra moneta comune, l’euro.
Non sto certo ad ignorare o sminuire il fatto che l’economia greca abbia avuto problemi strutturali molto gravi. Li aveva anche prima della crisi.
Uno Stato inefficiente, un’estrema disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza e una diffusa evasione fiscale.

In due anni e mezzo di programma economico, secondo la ricetta del memorandum, questi problemi non solo non sono stati risolti, ma si sono presentati in una forma ancora più estrema.
La pubblica amministrazione e lo stato sociale sono sull’orlo del collasso, mentre ampi segmenti della popolazione vive in estrema povertà.
La Grecia, dopo due anni di programma di dura austerità, con tagli orizzontali dei salari, delle pensioni e dello stato sociale, sta già vivendo una crisi umanitaria.
La soluzione di questa crisi è l’oggetto del nostro programma. Aspiriamo a sostituire il memorandum con un piano nazionale di recupero, basato sullo sviluppo economico e sociale, la ristrutturazione e il consolidamento della produzione.
Noi riconosciamo la necessità di consolidare l’assetto fiscale del paese. Il nostro obiettivo principale è comunque quello di essere onesti. E’ di aumentare le entrate fiscali in rapporto al PIL di una unità all’anno per raggiungere il reddito della media Ue. Per raggiungere questo obiettivo non possiamo tassare la povertà, che non ha più nulla da dare, ma la ricchezza. Cercheremo di far emergere l’evasione, al fine di essere in grado di raggiungere l’obiettivo delle entrate pubbliche in aumento dell’1% del PIL all’anno.
Ci viene detto che vogliamo mettere i nostri partner con le spalle al muro. Noi vogliamo convincere i nostri partner che la nostra scelta politica è l’unica scelta realistica, sia per la Grecia che per l’Europa. E vogliamo perseguire un accordo per cambiare il quadro politico della stessa Europa: perché il problema non è greco, ma europeo (anche se, certamente, sta in relazione all’obiettivo del programma applicativo di risanamento di bilancio in Grecia).

Per questo motivo, sottolineiamo che la soluzione per la Grecia deve fermare la distruzione in corso. Essa deve comportare la revoca della discesa del PIL greco, la recessione. Deve comportare una netta inversione rispetto alla disoccupazione crescente, l’interruzione di un’ulteriore compressione del lavoro salariato e una spesa adeguata per la sicurezza nazionale.
Al nostro programma economico e sociale si accompagna anche un programma di cambiamento radicale del nostro sistema politico e della pubblica amministrazione: per una moderna democrazia in Grecia, per la partecipazione della gente alle decisioni importanti e una pubblica amministrazione senza patronati, faziosità, mancanza di trasparenza e corruzione.
Credetemi, un tale programma non può essere realizzato dalle forze politiche del recente passato, dai responsabili della creazione del problema. Non si può costruire il nuovo con materiali vecchi. Tale programma può essere garantito solo da noi: ovviamente, in collaborazione con altre forze sane, politiche e sociali. Puntiamo a lavorare con tutti gli uomini e le donne in vista di questo obiettivo comune e nazionale.
A questo punto, vorrei entrare in questioni che sono di vostro più diretto interesse, che pongono come condizione il recupero e la rigenerazione del nostro paese per implementare un nuovo mondo multipolare, amante della pace in politica estera, in grado di contribuire dall’interno dell’Ue alla cooperazione regionale nei Balcani e nel Mediterraneo.
Come diciamo nel nostro programma, stiamo sviluppando relazioni di uguaglianza e di mutuo beneficio con tutti i paesi, grandi e piccoli, in particolare con i paesi vicini.
Vogliamo che l’orizzonte della presenza internazionale del nostro paese non si fermi alle questioni cosiddette nazionali, ma copra i principali temi di attualità: come la tutela ambientale, l’eliminazione della povertà e in generale la solidarietà con il Terzo Mondo, attraverso il nostro confine naturale che è il Mediterraneo.
I valori base di MCM-SYRIZA in politica estera sono i principi del diritto internazionale, i principi delle Nazioni Unite e quelli universali, i valori umanistici della sinistra per costruire relazioni pacifiche e amichevoli tra i popoli, lontano dalle minacce di guerra e dalle politiche del “divide et impera”.

La difesa della pace, della sicurezza e della stabilità è la nostra priorità, accompagnata da richieste e iniziative per il disarmo, la smilitarizzazione e la denuclearizzazione.
Il punto di partenza della nostra proposta è la constatazione che gli equilibri internazionali stanno cambiando e che il passaggio verso un mondo multipolare porta ad una nuova agguerrita concorrenza, che nella nostra regione si esprime in modo molto intenso e minaccioso.
Questa stessa constatazione richiede la presenza attiva della Grecia nelle organizzazioni internazionali, iniziative entro un sistema democratico di relazioni per il disarmo nucleare e il cambiamento climatico (che mette in pericolo la sopravvivenza stessa dell’umanità).
Ci battiamo con la sinistra su scala planetaria per la democrazia e per un concreto ruolo delle Nazioni Unite, in modo che possano servire gli obiettivi dei suoi fondatori per il bene della pace mondiale.
Siamo tutt’altro che indifferenti al fatto che le spese militari globali hanno superato dal 2004 i livelli della guerra fredda, assorbendo una media di 4,6 miliardi di dollari al giorno.
E c’è il fatto che il Mediterraneo orientale e il Medio Oriente sono oggi fonti di rischio, perché sono le regioni più militarizzate del nostro pianeta.
Queste stesse zone, purtroppo, tendono a svilupparsi in aree “ad alto rischio nucleare”.
Quindi diciamo, nel nostro programma, che il governo greco dovrebbe assumere un ruolo di primo piano nella trasformazione del Medio Oriente in una zona denuclearizzata in conformità con le risoluzioni dell’ONU.

Questo è il modo più sicuro per evitare una nuova guerra nel travagliato Medio Oriente, con il pretesto del programma nucleare dell’Iran. Crediamo che tutti i paesi del Medio Oriente dovrebbero rispettare ed attuare accordi internazionali sulla non proliferazione delle armi nucleari e altre armi di distruzione di massa.

Relazioni greco-turche
Per anni abbiamo sostenuto la necessità di risolvere i problemi di dialogo greco-turchi, secondo il diritto internazionale e il rispetto reciproco della sovranità. Per noi, non è negoziabile la priorità di proteggere la sovranità del paese sulla base del diritto internazionale. Né è negoziabile l’esigenza di cooperazione attraverso il dialogo.
Sosteniamo fermamente il processo di integrazione della Turchia nell’Ue, basata sul rispetto di determinati criteri.
Il dialogo deve esser accompagnato da passaggi oggettivi, perché, come ben sapete, il dialogo e la collaborazione sono entrambi necessari. Uno solo non basta.
Questi passaggi sono: sollevare il casus belli, l’invio della piattaforma continentale presso la Corte internazionale di giustizia e la risposta ad una proposta di una moratoria sulla dotazione di entrambi i paesi a beneficio dello sviluppo economico e sociale dei loro popoli.

ZEE (Zona Economica Esclusiva, N.d.T.)
Nella questione fortemente dibattuta della ZEE, la posizione stabile di SYRIZA MCM è che la Grecia ha un diritto inalienabile alla ZEE in base al diritto internazionale e alla Convenzione sul diritto del mare, lo sfruttamento delle ricchezze marine. In ciò risiede il diritto inalienabile alla delimitazione della ZEE.
Per garantire questo diritto attiverà tutte le procedure necessarie per firmare accordi bilaterali con i paesi vicini.

Cipro
La questione di Cipro è il grande problema nazionale nel Paese, la piaga del Sud-Est Mediterraneo, che permane irrisolto da 37 anni, quasi tanti anni quanti sono quelli che io sono vivo: sono nato infatti poco dopo l’invasione di Cipro. La massima priorità nella nostra politica estera è risolvere il problema di Cipro sulla base delle risoluzioni delle Nazioni Unite.
A questo proposito, siamo per sostenere pienamente gli sforzi di D. Christofias, Presidente della Repubblica, per risolvere il problema di Cipro, per far cessare l’occupazione, per la riunificazione dell’isola sotto una Federazione bizonale e bicomunitaria, con una cittadinanza unica, una regola , una personalità internazionale.
Per Cipro, senza eserciti stranieri e basi straniere.

Cosviluppo dei Balcani
Siamo particolarmente interessati alla dimensione balcanica dei greci in politica estera, contro l’odio nazionalista, l’ossessione per l’inviolabilità delle frontiere e per il pieno rispetto dei diritti umani e delle minoranze.
Sosterremo lo sviluppo multiforme e inter-cooperativo dei Balcani, sulla base di progetti di co-sviluppo, per un futuro unitario per i popoli della regione.
Lavoreremo per realizzare l’idea di una Carta dei Balcani ecologica.
Per quanto riguarda l’annosa e purtroppo irrisolta questione del nome della FYROM (Former Yugoslav Republic of Macedonia, N.d.T.), vogliamo sottolineare i fallimenti della politica estera dei governi del PASOK e di Nuova Democrazia.
La nostra posizione rimane stabile, per una soluzione reciprocamente accettabile nella disputa sul nome, una soluzione nell’ambito delle Nazioni Unite: un nome composito con una qualificazione geografica che copra tutti gli usi.
E vogliamo sottolineare che la nostra priorità è scongiurare le tensioni nazionaliste di entrambe le parti, sostenere un approccio multiforme e di collaborazione, la costruzione di relazioni di fiducia con il paese confinante da cui potrebbero trarre beneficio entrambi i popoli.

Signore e Signori,
Con questi pensieri, vorrei ringraziarvi per la vostra presenza. Sarò a vostra disposizione per le vostre domande o i vostri contributi. Ma voglio ancora una volta sottolineare che queste elezioni del 17 giugno sono critiche non solo per la Grecia e il popolo greco. Sono cruciali per l’Europa, e sono fondamentali per la stabilità dell’economia internazionale.
Al popolo greco, il 17 giugno, viene chiesto di inviare un messaggio a nome di tutti i popoli d’Europa. Il 17 giugno, il verdetto del popolo greco è necessario per ripristinare la democrazia. Esso è chiamato a restaurare la democrazia in Europa, un valore cui la Grecia per prima ha dato universalità.
In questo senso, esorto tutti a prestare particolare attenzione alle diverse posizioni e alle proposte, non a quelle a volte distorte presentate dai media. In particolare, prestare attenzione all’agonia di un popolo, che pure ha dato tanto, non solo economicamente ma sul piano storico e culturale, in Europa e nel mondo.

Vi ringrazio molto per averci dato la possibilità di rivolgerci a voi e sarò a vostra disposizione.
2012/06/06

lunedì 4 giugno 2012

Grecia,sondaggio inizio giugno:Syriza oltre 30%



I sondaggi hanno sempre un valore relativo e in Grecia c'e' una estrema volatilita' di voto in questi mesi,quando mancano ancora quasi 2 settimane alle elezioni. Syriza pero' andra' sicuramente oltre il 20% dei voti ed avra' la possibilita' di costruire una sinistra nuova su basi di massa. L' aumento del consenso e' stato velocissimo quindi sicuramente le sue radici non sono ancora solide, al di la' del risultato il futuro dipendera' dai loro comportamenti, a me da fiducia che sia presente in questo insieme di gruppi diversi anche una componente,di cui non conosco le dimensioni, che faceva riferimento all' eurocomunismo e un' altra, a cui appartene il leader Tsipras, che nasce dai Social Forum dei primi anni 2000.
Davvero un "brutto" esempio per l' Europa dove pero' per il momento hanno capito in pochi l' importanza dell' esperienza di Syriza.

Marco

Un nuovo sondaggio pubblicato dalla società Public Issue domenica 3 giugno smentisce quelli precedentemente pubblicati e concede alla Coalizione della Sinistra Radicale greca Syriza il primo posto nelle intenzioni di voto del 17 giugno prossimo. Ben il 31,5% (quasi il doppio rispetto al già straordinario risultato del 6 maggio scorso), a sei punti di vantaggio rispetto al centrodestra filotroika di Nuova Democrazia - che nel frattempo ha assorbito la iperliberista Alleanza Democratica - accreditata del 25,5%. Molto lontano il partito socialista Pasok, con solo il 13,5%. La Sinistra Democratica del tentennante Kouvelis prenderebbe, in base allo studio statistico, il 7,5% dei voti, mentre i Greci Indipendenti calerebbero al 5,5%. Stesso risultato per i comunisti del KKE accreditati di un risultato in discesa netta rispetto alle scorse elezioni di inizio maggio, così come i neonazisti di Alba Dorata, poco al di sopra del 4% e quindi comunque oltre la soglia di sbarramento. Nessun altro partito riuscirebbe a entrare in Parlamento.
Ancora da capire se, in caso di vittoria, Syriza avrebbe o no diritto ai 50 seggi di premio che la legge elettorale ellenica concede al partito che si piazza in testa. Infatti Syriza è una coalizione tra diversi partiti e gruppi, e non un unico partito. Un cavillo che potrebbe stravolgere il risultato delle fatidiche elezioni del 17 giugno.

Fonte  www.contropiano.org

Syriza:Tsipras ha presentato il programma


Il programma di Syriza: tassare i ricchi e abolire il Memorandum

Ha scelto un ex setificio Alexis Tsipras per presentare ieri pomeriggio il «programma di governo» che spera di mettere in atto se vincerà le elezioni parlamentari greche del 17 giugno prossimo. In una sala affollatissima di quella che un tempo era una fabbrica, il leader di Syriza è stato interrotto ripetutamente da applausi e grida d’incoraggiamento quando ha promesso che i primi provvedimenti dell’esecutivo di sinistra saranno l’abolizione del Memorandum, la tassazione dei ricchi e degli evasori e la lotta contro i politici corrotti. Ad ascoltarlo, in prima fila, oltre a decine di giornalisti, c’era il console generale della Francia di Hollande, segno del cambiamento dei rapporti di forza in Europa, un’inversione di rotta nella quale la coalizione della sinistra radicale greca si candida a svolgere un ruolo da protagonista.
A due settimane da un voto che può contribuire a mutare il destino dell’Europa, i poteri forti che sostengono i Memorandum e i partiti che li hanno finora applicati – Nuova democrazia e il Pasok – non sono riusciti a isolare Syriza, nonostante controllino tutte le televisioni e i grandi giornali nazionali e locali.

Il segretario di Nd Samaras è stato costretto a cambiare la sua tattica ultra-anticomunista e presentare una specie di programma in 18 punti che prevede trattative con la troika per emendare il secondo Memorandum, facendo cadere un tabù (il Memorandum non si tocca) e legittimando la posizione di Syriza che ne pretende l’abolizione.

Non a caso ieri la prima ovazione Tsipras l’ha raccolta quando ha sostenuto che la sfida delle elezioni è tra «il Memorandum e il programma di Syriza». «Noi chiediamo il voto per abolirlo, loro per applicarlo», ha detto Tsipras, denunciando che Samaras «vuole rubare il voto dei greci per offrirlo a Merkel», e ha ridicolizzando Venizelos che fa una campagna elettorale «contro le sue opere, contro la convenzione dei prestiti che ha sottoscritto lui stesso e lui stesso ha ricattato altri per firmarla». Per Tsipras il dilemma euro/dracma è falso, perché viene utilizzato per nascondere la realtà, cioè che è «il Memorandum che porta al ritorno alla dracma».

Tsipras e Syriza hanno le idee molto chiare: i primi passi del loro governo prevedono un progetto di sviluppo e di sostegno all’occupazione con l’abolizione delle leggi che hanno diminuito il salario minimo del 23% e 32% per i giovani sotto i 23 anni; il suo ritorno a 731 euro; il ritorno del sussidio di disoccupazione a 461,40 euro; il ripristino dei contratti collettivi; e la cancellazione delle ingiuste tasse per i poveri, i disoccupati, sugli stipendi bassi e sui pensionati che vivono al limite della povertà. Tsipras ha promesso tasse per i ricchi e gli evasori, la trasparenza dello stato e l’abolizione di quell’esercito di consiglieri strapagati nelle aziende pubbliche e nei ministeri.
La segretaria del Partito comunista (Kke) Aleka Papariga ha bocciato le proposte di Syriza, che pretende «briciole» e non vuole l’uscita del paese dall’Unione Europea. Secondo Papariga, «ciò che Syriza sostiene in merito alla collaborazione a sinistra è una truffa, Syriza utilizza la bandiera della collaborazione per abbassare le percentuali di Kke e degli altri, come dei Verdi, che vuole fuori (dal governo), e della Sinistra Democratica, che vuole anche fuori del parlamento, per formare un governo monocolore per poi chiamarci dentro eventualmente i comunisti e per assumere la direzione dei ministeri, dell’apparato statale e formare una nuova generazione di dirigenti dell’apparato statale alla Pasok e Nuova Democrazia, che saranno dipendenti da un favoritismo di tipo nuovo, quello di Syriza». I timori di Parariga sono condivisi da tutti gli altri partiti minori, perché la forte polarizzazione tra Syriza e Nuova Democrazia spiazza il Pasok, riducendolo a un partito residuale, di governo «a tutti i costi», ed esercita forti pressioni per un voto massiccio a Syriza.

Argiris Panagopoulos
Fonte: http://www.ilmanifesto.it/

sabato 2 giugno 2012

Un articolo del Koe,gruppo comunista che appoggia Syriza


Grecia. Un campo di battaglia e di ridisegno degli equilibri internazionali

di Rudi Rinaldi *

Un articolo dal giornale del Koe (Organizzazione Comunista di Grecia) che dà una lettura decisamente "interna" degli sviluppi del conflitto sociale e politico in Grecia.

* (pubblicato sul settimanale "Dromos", numero Nr 117, 26 maggio 2012)

Non è solo il timore dell'effetto domino che potrebbe preoccupare i vari centri internazionali e dei paesi potenti. Non è semplicemente una questione di turbolenze economiche o di shock a nutrire l'interesse mondiale. Il nostro Paese è stata l'epicentro delle rivalità internazionali e dei processi. Sarebbe quindi un errore pensare che un processo autonomo stia guidando l'evolversi della situazione, senza considerare l'interferenza in termini di strategie, tattiche dei giocatori, trappole, riarrangiamenti, le nuove alleanze, sfide e giochi doppie.

Oggettivamente, il risultato delle elezioni del 6 maggio ha creato un nuovo ambiente. Il fallimento della governance in Grecia è un duro colpo per il progetto politico europeo sotto il 'Merkelismo'. La Grecia non è l'Ungheria (il centro geografico d'Europa), ma è al centro della griglia di contraddizioni centrali del sistema internazionale. È il punto di incontro e di aggancio di queste contraddizioni. Il controllo di questa situazione è di particolare importanza per la manipolazione degli sviluppi politici. La Grecia non è solo una cavia per le politiche che, dopo che saranno state stati testati su di essa, verranno esportate anche in altri paesi dell'UE. Ha inoltre una fondamentale importanza come sito per l'equilibrio delle relazioni internazionali. Pertanto, il ruolo di governare in Grecia è fondamentale per i piani geostrategici realizzati sia per l'Europa e il Mediterraneo orientale.

Forza popolare e di equilibri politici

L'elemento più recente e la nuova (e forse inaspettata per molti) è l'emergere del 'fattore popolare' che, selezionando Syriza come la sua espressione nella scena politica centrale, ha creato una situazione nuova e sta costringendo adeguamenti su tutti gli scenari già instabili. Stando così le cose, è utile guardare dietro la retorica per vedere quali sono gli obiettivi reali. Gli Stati Uniti vogliono il rafforzamento di un'Europa 'tedesca'? Qual è l'impatto sul rimpasto delle alleanze (nel più vasto Medio Oriente e Mediterraneo sud-orientale), sulle politiche di Stati Uniti, Russia, Israele e le potenze europee? Fino a che punto i "mercati" (ed i loro effetti sproporzionati), sono influenzati dagli obiettivi strategici dei vari protagonisti?

Allora, perché tutti questi attori sono uniti contro Syriza? E che cosa significa questa nuova coalizione ostile? Quali sono i loro obiettivi in relazione alla Grecia, e in particolare contro il movimento popolare e la sinistra? In quali scenari avrebbero dovuto indirizzare i loro sforzi verso l'annientamento del movimento popolare? Hanno molte leve e meccanismi per sostenere le loro politiche, e non solo il ricatto economico. Sarebbe ingenuo pensare che tutto dipenderà dall'uso di leve finanziarie. L'elemento politico, il controllo politico, compresa la neutralizzazione della sinistra e di un eventuale governo di sinistra, fa parte dei piani del nemico e degli scenari di svolgimento dell'attuale psico-guerra. Lo sbarramento coordinato di attacchi e pressioni esercitate su Syriza (visto come probabile vincitore delle prossime elezioni) è il preludio agli scenari che si svolgeranno nel prossimo futuro.

Syriza minaccia l'equilibrio politico interno delle forze che era stato raggiunti dalle potenze occidentali in Grecia. Ad esempio, i tremori della zona euro, la riorganizzazione politica in Europa, l'approfondimento della crisi, lo stallo del G8, il dispiegarsi della concorrenza americano-tedesca, e le ambizioni di Russia e Cina, sono tutti collegati alla perdita di controllo politico in Grecia, in un momento critico. Arrestare Syriza a tutti i costi è un obiettivo fondamentale, come testimoniano le trappole segrete, della guerra in stile propaganda, pressioni e ricatti che sono stati impiegati. Il loro primo obiettivo è di non far vincere le elezioni a Syriza, in modo che possano riproporre le politiche del 'memorandum' con FMI-UE-BCE troika. Ciò faciliterà il proseguimento delll'equilibrio politico che esisteva negli ultimi due anni.

Se questo piano di gioco non funziona, allora la pressione sarà applicata su Syriza per costringerla a muoversi entro i confini della politica dei

memorandum con alcune correzioni molto leggere. E se questo non può essere fatto, allora si faranno esplodere nelle mani di un governo di sinistra tutte le bombe "politiche"; come il fallimento aperto, l'espulsione dalla zona euro, l'uscita dall'euro, ecc. Il tutto, con l'obiettivo della rimozione rapida di quella governo, e quindi la distruzione della sinistra in Grecia.

Conflitto acuto

L'obiettivo di ristabilire l'equilibrio politico in Grecia e l'accettazione di un nuovo set-up politico sarà realizzato attraverso l'aspro conflitto tra i campi pro- e anti-memorandum. Un riposizionamento delle forze internazionali si baserà sui risultati di questo conflitto e lo shock che provoca in Europa (in particolare nel Mediterraneo orientale e dei Balcani). A questo punto, le considerazioni politiche romantiche/ingenue o il rigido dogmatismo non sono costruttivi.

L'attuale potenza del campo popolare anti-memorandum è fondato sullo slancio e la dinamica che possiede. Vale a dire, l'esperienza maturata in due anni di lotta reale nel nostro paese e la sua trasformazione in un centro politico di interessi. Questo processo è centrato attorno a Syriza, così come intorno alla persona di Alexis Tsipras.

Allo stesso tempo, il campo pro-memorandum si sta trovando frammentato e de-legittimato. I suoi sostenitori all'interno della borghesia greca sono divisi e senza serie politiche di riserva. Il dinamismo del movimento del popolo, la gravità dei problemi attuali, e il prossimo processo elettorale, creano una reale possibilità per il movimento popolare di superare in pratica, qualsiasi debole preparazione (attraverso il suo dinamismo) e qualsiasi debolezza finanziario/economica del paese (attraverso un non uniforme potere politico maggiore). Per mettere in pratica, a beneficio del movimento popolare, la politica di rottura (che è una precondizione necessaria e una fonte rivitalizzante) dovrebbe essere basata su una valutazione dell'equilibrio politico delle forze piuttosto che su un volontarismo semplicistico.

La gravità del momento (e la posta in gioco associata al risultato elettorale) richiede una presa di coscienza della dimensione internazionale di questo conflitto. Cioè, comprendere la grande importanza che comporta e che le forze esterne non potranno semplicemente "far nulla". Saranno direttamente coinvolte - ma certamente non a fianco o a sostegno del movimento popolare.

Sentiamo nuovamente il messaggio

Il Memorandum è stata una politica di conquista da parte di una Germinia in stile europeo. Tuttavia, la distruzione della zona euro è ora più vicina che mai. Da qui in poi è una questione aperta se rimanere di quel qualcosa conosciuto come "Europa" o anche su quante "Europe" avremo (il Nord, il Sud, ecc.). Ci sono tutti i segni di piani di fase di per questi scenari. Chi trarrà beneficio da questi sviluppi, è anch'essa una questione aperta. Quali forze politiche saranno rafforzate o potranno emergere? La "particolarità greca" riguarda in primo luogo l'emergere di un movimento popolare che conquista caratteristiche politiche: Un movimento che è collegato con la sinistra e costituisce un cuneo rosso nel "ventre molle" dell'Europa. Tutte le politiche e tutte le pratiche dovrebbero portare al rafforzamento e alla maturazione di questo blocco sociale progressivo. Lo slogan "Per una Grecia diversa, in un'Europa diversa" deve essere riempito di sostanza in termini di programmazione, sul piano politico, economico e sociale. Solo in questo modo è possibile fornire una via d'uscita per la Grecia e la sua gente.

Un anno dopo il “movimento delle Piazze", ascoltiamo il suo messaggio: “vera democrazia, indipendenza nazionale, emancipazione sociale - Prendete il vostro Memorandum e uscite di qui!” Il nuovo giorno porta un altro punto di vista, e permette alla speranze sollevarsi. Per rendere giustizia a queste speranze abbiamo bisogno di guardare il mondo, essere aperti nel nostro pensiero, e realisticamente valutare le contraddizioni che stanno diffondendosi in questo angolo d'Europa ormai odiato dagli esperti di marketing: Un angolo d'Europa chiamato Grecia.

Fonte  http://www.contropiano.org/

mercoledì 30 maggio 2012

Sondaggio sul referendum in Irlanda, 39% ai SI,30% NO, 31% indecisi,

Irlanda, sondaggio: 39% sì a referendum fiscal compact, 31% indecisi


Dublino (Irlanda), 26 mag. (LaPresse/AP) - Nel referendum sul fiscal compact che si terrà giovedì 31 maggio in Irlanda il 39% voterà sì, il 30% no e il 31% ancora non lo sa. È quanto emerge da un sondaggio pubblicato oggi dal quotidiano irlandese Irish Times. Il primo ministro Enda Kenny, tuttavia, parlando a Portlaois ha invitato i sostenitori del sì al patto di bilancio a non esultare perché a suo parere negli ultimi giorni prima del voto gli indecisi si sbilanceranno verso il no. Sempre secondo il sondaggio di oggi, il 77% degli irlandesi ritiene che siano uno o due i Paesi europei che prendono le decisioni in Ue, e di questi il 69% ritiene che il ruolo principale sia ricoperto dalla Germania e il 28% dalla Francia. Lo studio ha un margine d'errore di tre punti percentuali. L'Irlanda è l'unico dei Paesi Ue aderenti al patto di bilancio che ha bisogno di ratificarlo tramite un voto nazionale. Se Dublino boccerà il fiscal compact, il patto entrerà in vigore ugualmente purché venga ratificato da almeno 12 Paesi, ma si tratterebbe di un segnale politico all'Ue. Ai membri dell'eurozona che rifiutano il trattato verrà bloccato l'accesso a nuovi prestiti di salvataggio.
Pubblicato il 26 maggio 2012

lunedì 28 maggio 2012

Poema di Gunter Grass su Europa,Grecia e ricette mortali - "Ignominia d' Europa"

Lo scrittore tedesco e premio Nobel per la Letteratura, Günter Grass, è tornato alla carica ed ha composto una poesia contro l'Unione Europea dei poteri forti e del capitale finanziario che impongono a centinaia di milioni di europei condizioni di austerità e affamamento. 
Il poema è stato pubblicato dal quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung e tradotto in Italia da La Repubblica. Dopo aver detto “ciò che va detto” sulla minacce di guerra da parte di Israele, Gunther Grass torna alla carica. Sta invecchiando decisamente bene.

IGNOMINIA D’EUROPA
Prossima al caos, perché non all'altezza dei mercati,
lontana sei dalla terra che a te prestò la culla.

Quello che, con l'anima hai cercato e consideravi tuo retaggio,
ora viene tolto di mezzo, alla stregua di un rottame.

Messo nudo alla gogna come debitore, soffre un Paese
al quale dover riconoscenza era per te luogo comune.

Paese condannato alla miseria, la cui ricchezza,
ben curata, orna i musei: preda che tu sorvegli.

Coloro che, in divisa, con la violenza delle armi funestarono il Paese
ebbro d'isole, tenevano Hölderlin nello zaino.

Paese a stento tollerato, di cui un tempo tollerasti
i colonnelli in veste di alleati.

Paese privo di diritti, al quale un potere che i diritti impone,
stringe sempre più la cintola.

Sfidandoti, veste di nero Antigone e dovunque lutto
ammanta il popolo di cui tu fosti ospite.

Eppure fuori dai confini il codazzo dei seguaci di Creso
ha ammassato tutto ciò che d'oro luccica nelle tue casseforti.

Trangugia infine, butta giù! gridano i claqueur dei Commissari,
ma Socrate ti restituisce irato il calice colmo fino all'orlo.

Malediranno in coro gli Dei ciò che possiedi,
quando il tuo volere esige di spossessare il loro Olimpo.

Priva di spirito deperirai senza il Paese
il cui spirito, Europa, ti ha inventata.

Fonte  www.contropiano.org
Ultima modifica Lunedì 28 Maggio 2012 07:05

domenica 27 maggio 2012

L' avvenire dei lavoratori europei si gioca in Grecia !


Dichiarazione della IV Internazionale:

Da due anni il popolo greco lotta contro l’austerità imposta dalla « Troika » (l’FMI, la Commissione europea e la Banca centrale europea). Dopo 17 giorni di sciopero generale, dopo le manifestazioni di massa e le occupazioni delle piazze da parte dei aganaktismeni(indignati), dopo le occupazioni delle fabbriche, ha espulso a partire dalle elezioni del 6 maggio i partiti che hanno accettato i « memorandum » imposti alla Grecia , col 60% dei suffragi espressi e ha accordato il 37% ai partiti alla sinistra del liberalismo antisociale del PASOK.

Dopo due anni, schiacciata dal debito pubblico, che è servito da sbocco per la sovraccumulazione del capitale finanziario, la Grecia è diventata il laboratorio dei politici intenzionati a far pagare la crisi del capitalismo alla popolazione. I piani di « salvataggio » imposti alla Grecia hanno una sola finalità : garantire il pagamento del debito da parte dello Stato Greco alle banche, per preservare i capitali speculativi dalla bolla finanziaria che hanno creato.. I « memorandum » che accompagnano questi piani mirano a testare in Grecia fino a che punto il capitale può accaparrare la ricchezza prodotta dai lavoratori impoverendoli

Gli effetti di questa politica sono la brutale riduzione dei salari e delle pensioni, la decostruzione del diritto dei lavoratiri, il picco brutale di disoccupazione (che raggiunge già in Grecia il 21,2% della popolazione attiva, circa il 30% delle donne e il 50% dei giovani), una recessione simile a quella del 1929-30 (caduta del PIB del 6,9% nel 2011, stimato di nuovo al 5,3 nel 2012 ; riduzione della produzione industriale di 4,3% nel marzo 2012 rispetto al marzo 2011..) la distruzione del sistema sanitario(soppressione di 137 ospedali e di un quinto degli impiegati nel settore sanitario, mancanza di farmaci perchè quelli non pagati ammontano a 1,1 miliardo di euro) e del settore immobiliare(200000 alloggi invendibili..mentre il numero dei senza tetto aumenta), malnutrizione..

Facendo dell’arbitrio, del segreto e della paura un vero e proprio modo di governo, una tale politica di brutale asservimento d’un popolo non poteva che provocare delle reazioni di rabbia, scoraggiamento, collera. Una parte di questa collera è stata canalizzata da una sinistra forza razzista, xenofoba e antisemita, il gruppo neo-nazista Alba dorata, che naviga sull’onda della politica governativa di repressione dei manifestanti e di caccia agli immigrati ed è penetrato nella polizia. Questo ci deve allarmare e portarci a denunciare la politica di repressione e di razzismo del governo imposto dalla « Troika » in Grecia.
Di fronte a queta politica, la sinistra radicale greca, e in particolare Syriza che ha oggi una posizione centrale, difende un piano d’urgenza attorno a 3 punti :

1. L’abolizione dei « memorandum », di tutte le misure di austerità e delle contro-riforme del lavoro che sono sul punto di distruggere il paese.
2. La nazionalizzazione delle banche che sono state largamente pagate dagli aiuti pubblici.
3. La moratoria del pagamento del debito e un audit che permetterà di denunciare e d’abolire il debito illegittimo.
4. L’abolizione dell’immunità dei ministri.
5. La modifica della legge elettorale che ha permesso al Pasok e a Nea Dimokratia di governare a danno della popolazione greca e di fare precipitare il paese nella crisi.

La IV Internazionale chiama l’insieme del movimento operaio mondiale, tutti gli indignati-e, tutte quelle e tutti quelli che si richiamano agli ideali della sinistra, a sostenere questo programma di urgenza.
Noi auspichiamo che il popolo greco riesca a imporre tramite il voto e le mobilitazioni un governo di tutta la sinistra sociale e politica che rifiuta l’austerità, un governo capace di imporre l’annullamento del debito. E’ in questa prospettiva che noi chiamiamo a raccolta tutte le forze che lottano contro l’austerità in grecia-Syriza, Antarsya,Kke,i sindacati e gli altri movimenti sociali- attorno a un piano d’urgenza.

La crisi non è quella della Grecia, ma piuttosto quella dell’unione europea sottomessa alla volontà del capitale e dei governi al suo servizio. E’ quella del modo di produzione capitalista nel mondo intero. Non sta alla « Troika » ma al popolo greco di decidere sulla politica da seguire in questo paese. I tentativi della cancelliera tedesca Angela Merkel di imporre ai Greci un « referendum » sull’euro in occasione delle elezioni del 17 giugno- un vero colpo di forza elettorale- devono essere respinti. Non è l’euro, sono i diktat della Troika che dobbiamo combattere oggi.

Più che mai, le lotte contro le politiche d’austerità esigono di combattere per la rottura con le politiche e i trattati che costituiscono la base della costruzione dell’Unione europea. Più che mai, combattere l’austerità non significa un ripiegamento nazionalista, ma lo sviluppo di un movimento per un’altra Europa che difende i diritti sovrani democratici e sociali di ciascun popolo e la prospettiva degli Stati Uniti socialisti di Europa.
La Grecia è diventata un laboratorio per l’Europa. Si sperimentano su cavie umane dei metodi che saranno in seguito applicati al potogallo, alla Spagna, all’Irlanda, all’Italia e così di seguito..

Il popolo greco si è ribellato, nelle fabbriche, nelle strade e nelle urne, contro queste politiche barbare. La resistenza dei greci è la nostra resitenza, le loro lotte sono le nostre lotte. Essa mostra che la difesa degli interessi vitali delle classi popolari implica confrontarsi con le classi dominanti, sul piano nazionale e europeo. Bisogna moltiplicare le iniziative unitarie in sostegno alle lotte del popolo greco e della sinistra radicale. Ma la migliore solidarietà verso il popolo greco, è di imitare il loro esempio in tutti i paesi sviluppando e coordinando le resistenze contro le politiche disumane di austerità e di distruzione.

 E’ esattamente ciò che teme il capitale responsabile della crisi :il contagio delle lotte !

Le 24 mai 2012
Bureau exécutif de la IVe Internationale

venerdì 25 maggio 2012

Grèce,Syriza,lettre ouverte à Alexis Tsipras


Lettre ouverte à Alexis Tsipras
Cher camarade Alexis Tsipras,

Nous t'écrivons en tant que citoyens de pays européens qui, tout comme la Grèce sont frappés par l'offensive « dettocratique » des pouvoirs financiers et oligarchiques en Europe.

Nous nous adressons à toi et à travers toi aux milliers de citoyennes et de citoyens de Grèce qui ont donné leurs voix à votre organisation politique, pour vous exprimer notre gratitude, notre solidarité et notre soutien à la résistance que vous menez contre la dévastation néolibérale des conditions matérielles d'existence et du cadre politique de vie en commun de la société grecque. Nous vous soutenons dans votre lutte pour une alternative de justice, de dignité et de démocratie pour le peuple grec et pour l'ensemble des peuples qui composent l' Union européenne.

Nous saluons avec enthousiasme votre succès aux dernières élections grecques, et nous applaudissons  également la gestion que vous faites de leurs résultats; nous vous encourageons a persévérer dans cette ligne d'action qui constitue déjà un exemple et un espoir pour des millions d'hommes et de femmes de toute l'Europe.

Nous tenons à vous faire savoir, à toi, aux membres de votre organisation et aux citoyennes et citoyens grecs qui, à partir d'autres affiliations politiques, syndicales ou sociales partagent le projet d'une vie en commun vraiment libre et solidaire, l’attente pleine d'espoir avec laquelle nous envisageons dans toute l'Europe la possibilité que, prochainement, un nouveau gouvernement grec d'unité populaire affronte la dictature des marchands et des bureaucrates de cette Europe kidnappée.

Nous voyons la conjoncture grecque actuelle comme un point d'infléchissement qui peut conduire à une transformation radicale de l'ordre politique et économique européen. Nous avons besoin d'une nouvelle Europe qui soit celle de ses citoyens et de tous ses habitants, et non celle des brutales politiques d'austérité qui donnent la priorité au paiement d'une dette odieuse, illégale et illégitime qui empêche le développement humain de nos communautés. Tel est l'appel que nous faisons ces jours-ci dans les places d'Europe, de la Puerta del Sol madrilène à la Place Syntagma d'Athènes, et tant d'autres places réparties dans toute la géographie européenne, des places libérées qui sont les graines et le socle constituant de la démocratie réelle que nous, femmes et les hommes d'Europe, souhaitons bâtir en commun.

La lutte contre l'autoritarisme néolibéral qui hypothèque le présent et l'avenir de nos peuples ne peut être victorieuse qu'au niveau européen. Il est indispensable, aussi au niveau européen, que nous nous donnions des institutions vraiment démocratiques, qui contribuent à la liberté et à la solidarité des divers peuples d'Europe, face au directoire oligarchique néolibéral et à son état d'exception économique et politique permanent.

“Et après avoir tant et tant attendu / enfin est venue l'heure de lever l'ancre”, disait votre -et notre- poète citoyen Alexandros Panagoulis. Nous, femmes et les hommes d'Europe, avons déjà trop attendu et trop supporté. Une nouvelle fois, c'est au peuple grec, si bon connaisseur des choses de la mer, mais aussi de celles de la liberté, qu'incombe la responsabilité de montrer le cap vers cette nouvelle Europe que nous pouvons déjà entrevoir dans nos places et dans nos voix rebelles. Nous nous mettons coude à coude avec vous pour réaliser ensemble, comme une assemblée de peuples frères, cette navigation dangereuse et pleine d'espérance.

Salutations reconnaissantes et fraternelles,

Pour signer cette lettre, écrire à cartatsipras@gmail.com en indiquant vos noms, prénoms, lieu de résidence,activités et affiliations

Cette lettre sera diffusée aux médias grecs, avec les signatures reçues à cette date, le 1er juin 2012

Greece,Syriza,Open letter to Alexis Tsipras

Open letter to Alexis Tsipras

Dear Comrade Alexis Tsipras,

We are writing to you as citizens of European countries which, like Greece, have faced the "debtocratic" offensive of the financial and oligarchical powers in Europe.

We turn to you and through you to the thousands of Greek citizens who cast their votes for your political organization to express our gratitude, our solidarity and our support for your determined resistance against the neoliberal devastation of the material conditions of daily life and of the very possibility of a life in common in Greece. We support you in your struggle for another way, a way which will mean justice, dignity and democracy for the Greek people, and for all peoples throughout the European Union.

We enthusiastically welcome your success in the latest Greek elections, and we also applaud your insistence on the incontrovertible meaning of these results; we encourage you to persevere in this course of action which has already furnished an example and a cause for hope for millions of men and women from all over Europe.

We want you, the members of your organization and the Greek citizens who, as political activists, trade unionists or participants in broad social movements, share the project of creating a common life truly based on freedom and solidarity, to know the hope with which we throughout Europe anticipate the possibility that, soon, a new Greek government of popular unity will confront the dictatorship of the financiers and bureaucrats who have hijacked Europe.

We see the current conjuncture in Greece as a turning point which could lead to a radical transformation of the European political and economic order. We need a new Europe, a Europe of and for its citizens and all its inhabitants, free of the brutal austerity policies that prioritize the payment of an odious, illegal and illegitimate debt, which prevents the human development of our communities. This is the call heard today throughout the squares of Europe, from Puerta del Sol in Madrid to Syntagma Square in Athens, squares scattered all over the European geography, liberated places that are the seeds and the constituent basis of the real democracy that women and men in Europe want to build together.

The struggle against neoliberal authoritarianism which signs away the present and the future of our peoples can only be successful at the European level. It is essential, also at the European level, that we create for ourselves truly democratic institutions which contribute to freedom and solidarity of the various peoples of Europe against the neoliberal directorate and its permanent economic and political state of exception.

"And after having waited for so long / finally the time to weigh anchor has come," said the poet Alexandros Panagoulis, who was your co-citizen –and ours. Women and men in Europe have already waited too long and endured too much. Once again, it has been left to the Greek people, so intimately acquainted with the sea, as well as with freedom, to take the responsibility of setting the course towards the new Europe we glimpse in our rebellious streets and voices. We stand shoulder to shoulder with you to set out together, a fraternal assembly of peoples, on what will undoubtedly be a difficult voyage, but one full of hope.

Please receive our gratitude and fraternal salutation

LaPresse/AP-Sondaggio, Syriza primo partito con il 30% dei voti

Grecia, sondaggio: Syriza sale al 30%, Nuova democrazia al 26%

Atene (Grecia), 25 mag. (LaPresse/AP) - Cresce al 30% in Grecia il consenso per la coalizione di sinistra Syriza, che è in testa di quattro punti percentuali sul partito di centro destra Nuova democrazia. È quanto emerge da un sondaggio pubblicato oggi e realizzato dall'istituto 'Public Issue' per il quotidiano Kathimerini in vista delle nuove elezioni parlamentari che si terranno il 17 giugno. Lo studio è stato condotto il 19 maggio su un campione di 1.214 persone e ha un margine d'errore di 3,2 punti percentuali. Syriza ha promesso di annullare le condizioni dell'accordo per il salvataggio della Grecia, intensificando i timori internazionali per un'uscita di Atene dall'eurozona.
Pubblicato il 25 maggio 2012
 

Il programma di Syriza in 40 punti, in Italiano


1. Realizzare un audit del debito pubblico. Rinegoziare gli interessi e sospendere i pagamenti fino a quando l’economia si sarà ripresa e tornino la crescita e l’occupazione.
2. Esigere dalla Ue un cambiamento nel ruolo della Bce perché finanzi direttamente gli Stati e i programmi di investimento pubblico.
3. Alzare l’imposta sul reddito al 75% per tutti i redditi al di sopra di mezzo milione di euro l’anno.
4. Cambiare la legge elettorale perché la rappresentanza parlamentare sia veramente proporzionale.
5. Aumento delle imposte sulle società per le grandi imprese, almeno fino alla media europea.
6. Adottare una tassa sulle transazioni finanziarie e anche una tassa speciale per i beni di lusso.
7. Proibire i derivati finanziari speculativi quali Swap e Cds.
8. Abolire i privilegi fiscali di cui beneficiano la Chiesa e gli armatori navali.
9. Combattere il segreto bancario e la fuga di capitali all’estero.
10. Tagliare drasticamente la spesa militare.
11. Alzare il salario minimo al livello che aveva prima dei tagli (751 euro lordi al mese).
12. Utilizzare edifici del governo, delle banche e della chiesa per ospitare i senzatetto.
13. Aprire mense nelle scuole pubbliche per offrire gratuitamente la colazione e il pranzo ai bambini.
14. Fornire gratuitamente la sanità pubblica a disoccupati, senza tetto o a chi è senza reddito adeguato.
15. Sovvenzioni fino al 30% del loro reddito per le famiglie che non possono sostenere i mutui.
16. Aumentare i sussidi per i disoccupati. Aumentare la protezione sociale per le famiglie monoparentali, anziani, disabili e famiglie senza reddito.
17. Sgravi fiscali per i beni di prima necessità.
18. Nazionalizzazione delle banche.
19. Nazionalizzare le imprese ex-pubbliche in settori strategici per la crescita del paese (ferrovie, aeroporti, poste, acqua …).
20. Scommettere sulle energie rinnovabili e la tutela ambientale.
21. Parità salariale tra uomini e donne.
22. Limitare il susseguirsi di contratti precari e spingere per contratti a tempo indeterminato.
23. Estendere la protezione del lavoro e dei salari per i lavoratori a tempo parziale.
24. Recuperare i contratti collettivi.
25. Aumentare le ispezioni del lavoro e i requisiti per le imprese che accedano a gare pubbliche.
26. Riformare la costituzione per garantire la separazione tra Chiesa e Stato e la protezione del diritto alla istruzione, alla sanità e all’ambiente.
27. Sottoporre a referendum vincolanti i trattati e altri accordi rilevanti europei.
28. Abolizione di tutti i privilegi dei deputati. Rimuovere la speciale protezione giuridica dei ministri e permettere ai tribunali di perseguire i membri del governo.
29. Smilitarizzare la guardia costiera e sciogliere le forze speciali anti-sommossa. Proibire la presenza di poliziotti con il volto coperti o con armi da fuoco nelle manifestazioni. Cambiare i corsi per poliziotti in modo da mettere in primo piano i temi sociali come l’immigrazione, le droghe o l’inclusione sociale.
30. Garantire i diritti umani nei centri di detenzione per migranti.
31. Facilitare la ricomposizione familiare dei migranti. Permettere che essi, inclusi gli irregolari, abbiano pieno accesso alla sanità e all’educazione.
32. Depenalizzare il consumo di droghe, combattendo solo il traffico. Aumentare i fondi per i centri di disintossicazione.
33. Regolare il diritto all’obiezione di coscienza nel servizio di leva.
34. Aumentare i fondi della sanità pubblica fino ai livelli del resto della Ue (la media europea è del 6% del Pil e la Grecia spende solo il 3).
35. Eliminare i ticket a carico dei cittadini nel servizio sanitario.
36. Nazionalizzare gli ospedali privati. Eliminare ogni partecipazione privata nel sistema pubblico sanitario.
37. Ritiro delle truppe greche dall’Afghanistan e dai Balcani: nessun soldato fuori dalle frontiere della Grecia.
38. Abolire gli accordi di cooperazione militare con Israele. Appoggiare la creazione di uno Stato palestinese nelle frontiere del 1967.
39. Negoziare un accordo stabile con la Turchia.
40. Chiudere tutte le basi straniere in Grecia e uscire dalla Nato.

Lettera aperta: Tsipras, libera l' Europa

Lettera aperta a Alexis Tsipras

Stimato compagno Alexis Tsipras,

Ti scriviamo come cittadine e cittadini di paesi europei, colpiti come la Grecia dall’offensiva “debitocratica” dei poteri finanziari e oligarchici di Europa.

Ci rivolgiamo a te, e attraverso te, alle migliaia di cittadine e cittadini della Grecia, che hanno affidato il loro voto alla vostra organizzazione politica, per esprimere la nostra gratitudine, la solidarietà e il nostro sostegno nei confronti della vostra resistenza, contro la devastazione neoliberista delle condizioni materiali di vita e delle condizioni politiche di convivenza, e nei confronti della vostra lotta per un’alternativa di giustizia, dignità e democrazia in favore del popolo greco e per tutti i popoli che compongono l’Unione europea.

Applaudiamo con entusiasmo al vostro risultato nelle ultime elezioni greche, come plaudiamo al modo con cui state gestendo questo risultato, e vi esortiamo ad insistere su questo impegno, che sta già costituendo un esempio e una speranza per milioni di donne ed uomini in tutta Europa.

Desideriamo condividere con te, con le donne e gli uomini della tua organizzazione e con le cittadine e i cittadini greci che, pur appartenendo ad altre organizzazioni politiche, sindacali o sociali, compartecipano al progetto di una convivenza di libertà e di solidarietà, le aspettative piene di speranza con cui, in tutta Europa, si contempla la possibilità che, in un breve lasso di tempo, un nuovo governo greco di unità popolare affronti la dittatura dei mercanti e dei burocrati di questa Europa sequestrata.

Noi consideriamo l’attuale congiuntura greca come un punto di svolta, che può condurre ad una trasformazione radicale dell’ordine politico ed economico europeo.

Abbiamo bisogno di una nuova Europa, che sia quella dei suoi cittadini ed abitanti e non di un’Europa delle brutali politiche di austerità, che assumono come prioritario il pagamento del debito odioso, illegale ed illegittimo, che impedisce l’umano sviluppo delle nostre comunità.

Questo è l’appello che lanciamo in questi giorni dalle nostre piazze di Europa, dalla Porta del Sol di Madrid a Piazza Syntagma di Atene, e da tante altre piazze distribuite dovunque nella carta geografica europea, piazze liberate, che sono sementi e fondamento costituente della democrazia reale che noi, donne e uomini di Europa, aspiriamo a costruire tutti insieme.

La lotta contro l’autoritarismo neoliberista, che ipoteca il presente e il futuro dei nostri popoli, può risultare vittoriosa a livello europeo. Sempre a livello europeo, è indispensabile dotarci di istituzioni veramente democratiche, che contribuiscano alla libertà e alla solidarietà dei diversi popoli di Europa, di fronte all’attuale Direttorio oligarchico neoliberista e al suo stato di eccezione economica e politica permanente.

“E dopo avere aspettato tanto, tanto / infine è arrivata l’ora di salpare”, così recita il vostro e il nostro poeta, cittadino Aléxandros Panagoulis.

Noi, donne e uomini d’Europa, abbiamo tanto sperato, e sopportato ancor di più. E una volta ancora, spetta al popolo greco, così avvezzo alle cose di mare, ma anche a quelle della libertà, la responsabilità di aprire la strada a questa nuova Europa, che intravediamo nelle nostre piazze e nelle nostre voci ribelli. Per questo, mettiamoci fianco a fianco, per intraprendere insieme, come assemblea di popoli fratelli,  questa navigazione pericolosa, di lotta, ma anche tanto ricca di speranza.

Con un abbraccio pieno di riconoscenza e fraterno,

Per firmare questa lettera, scrivere una e-mail a  cartatsipras@gmail.com  indicando nome, cognome, luogo di residenza, attività ed appartenenza ad organizzazioni.

Questa lettera verrà diffusa sui media greci, con tutte le firme raccolte entro il 1 giugno 2012.

giovedì 24 maggio 2012

31 maggio, Irlanda vota su Fiscal compact, ovvero per l' austerita' permanente


Il 31 maggio gli abitanti di questo Stato saranno chiamati a votare sul "Trattato di stabilità, coordinamento e governance nell'Unione economica e monetaria" [noto come Trattato fiscale della UE o Fiscal compact, ndt], che non può che esser definito che Trattato di austerità permanente.

Mentre il dibattito pubblico si concentra su questo Trattato, il governo sta silenziosamente spingendo avanti il suo fratello, ossia il "Trattato sul meccanismo europeo di stabilità" (ESM). Sono gemelli, non possono essere separati.
Il Trattato di austerità permanente è stato presentato come il mezzo per portare stabilità all'euro e all'UE. Come accade sempre, i trattati e le leggi nazionali sono una cristallizzazione della politica: coloro che hanno il potere economico e quindi il potere politico, si assicurano che le leggi riflettano i loro interessi fondamentali. A loro non importano un granché gli orpelli, a patto che non interferiscano con le loro strutture di profitto e di potere.
Ciò che questo Trattato si propone di rimuovere è la prerogativa dei governi nazionali, per non parlare dei loro popoli, di determinare quali sono le priorità economiche e sociali. Nel nostro caso la priorità è pagare il debito privato, trasformato in "debito sovrano". Per raggiungere questo obiettivo, quadrare i conti diventa la priorità, e una parte del bilancio deve essere destinato a ripianare, con gli interessi, questo debito di natura privata.

Come sempre accade nella nostra società, dobbiamo guardare alle politiche sottese, svelando ciò che significano per i lavoratori, non solo qui in Irlanda, ma in tutta l'Unione europea. Angela Merkel, il Cancelliere tedesco, ha detto: "I freni del debito [regole del Trattato] saranno vincolanti e validi per sempre. Non potranno in alcun modo essere cambiati attraverso una maggioranza parlamentare".
Questo non può che portare a una situazione in cui i soldi nelle casse del governo saranno messi a disposizione del debito, e solo ciò quel che resta sarà messo a disposizione dei bisogni popolari. Così, quando il costo del debito aumenterà, le somme disponibili per le persone saranno ridotte e non il contrario, perché si opera all'interno dei controlli costituzionalmente determinati.
Il Trattato sul ESM è un attacco ancora più grande alla democrazia nazionale. Nell'ambito di questo Trattato viene istituito un Consiglio di governatori per "sorvegliare" la stabilità del fondo, un Consiglio composto da banchieri. Il governo irlandese dovrà contribuire con circa € 11 miliardi, che dovrà prendere a prestito per conferirli al Fondo.

L'ESM costituisce un attacco ancor più approfondito alla democrazia e il trasferimento di ancor più poteri ad un organo al di fuori dello Stato e al di là dell'influenza popolare.
E' per questo motivo che bisogna sostenere l'azione legale intrapresa da Thomas Pringle TD all'Alta Corte, dove sostiene che le disposizioni del Trattato ESM debbano essere rimesse al popolo.
In base alle disposizioni del ESM, i "governatori" e i loro agenti saranno al di sopra di tutte le leggi nazionali e senza responsabilità. Nessuno dei loro documenti e disposizioni possono essere ostacolate o intercettate dai governi nazionali o da qualsiasi altro organismo. I governi dovranno sottoscrivere previsioni di bilancio gradite ai loro supervisori. Se i "governatori" lo riterranno necessario potranno richiedere fondi aggiuntivi ai governi, che devono rispondere entro sette giorni, senza se e senza ma. I governi nazionali dovranno sottomettersi alle loro richieste e priorità.

I redattori principali di questo Trattato sono gli speculatori finanziari di Goldman Sachs. Si tratta di un colpo di stato virtuale dal capitale finanziario. Perché? Perché la democrazia sta diventando sempre più un ostacolo al processo decisionale: è troppo lenta e macchinosa per il loro mondo di circolazione istantanea del denaro e delle strategie di investimento. Il loro mondo corre molto più agevolmente, senza l'ingombro di dover consultare le persone.
I paesi periferici diventeranno protettorati dei poteri economici dominanti, con trasferimenti di ricchezza costanti su basi strutturali di lungo termine a causa del massiccio debito imposto al popolo. Ancora una volta, il rimborso del debito è il ruolo primario dei governi. L'elite vuole tenere i lavoratori in una inarrestabile "trappola del debito".
Il governo irlandese e, purtroppo, alcuni leader sindacali sembrano credere che la democrazia e la sovranità possano essere scambiate come una sorta di merce di scambio nella speranza di ottenere qualche sollievo nell'onere del debito. L'invito di quattro sindacati - Mandate, TEEU, CPSU, e Unite - a votare No al referendum, deve pertanto essere accolto. Questo nuovo sviluppo è significativo e segna un possibile passo per allontanarsi dall'impatto mortale della "cooperazione sociale".
La democrazia e la sovranità non sono merce di scambio da dare via per qualche briciola di sollievo. Dobbiamo resistere, rifiutare questo debito imposto e chiedere:

- che finisca la distruzione del nostro servizio sanitario;
- che i pazienti non siano abbandonati sulle barelle negli ospedali;
- che siano cancellati i tagli nell'istruzione, in modo che i nostri figli possano avere le scuole che meritano;
- che non siano privatizzati i servizi pubblici e le imprese pubbliche;
- che vi sia lavoro per i disoccupati;
- che i nostri figli non siano costretti a emigrare;
- che tornino sotto il controllo pubblico le nostre ricche risorse naturali;
- che si ripudi il debito che incatena il nostro popolo.

L'UE non è un veicolo per il cambiamento, ma è invece il principale veicolo per la schiavitù del debito e il controllo delle grandi corporazioni. E' il veicolo scelto dalla classe dirigente e dai grandi monopoli in tutta Europa per difendere e promuovere i loro interessi economici e politici.
La democrazia e la sovranità sono gli strumenti di cui abbiamo bisogno per affrontare la profonda crisi economica, sociale, culturale e morale in cui il nostro paese è impantanato e in cui sta affondando velocemente.

Tutti i discorsi dell'establishment sui prossimi Trattati sono un inganno per farci accettare le catene del debito intorno al collo. Ci dicono che potrebbe essere necessario un altro salvataggio, e che quindi i Trattati sono una polizza assicurativa. Il problema è che non possiamo permetterci il prezzo del primo salvataggio, per non parlare di un secondo o un terzo. Un salvataggio ulteriore significa che prenderemmo a prestito più denaro sempre da quelli a cui dobbiamo già una montagna di debiti, e restituirlo con alti interessi.
Votare No è un voto contro la trappola del debito e un voto per difendere la democrazia.

da PC d'Irlanda - www.communistpartyofireland.ie/cenfath-en/01-vote-no.html
Traduzione dall'inglese per http://www.resistenze.org/ a cura del Centro di Cultura e Documentazione

Fonte http://www.contropiano.org/

mercoledì 23 maggio 2012

Grecia..."...basterebbe un sacrificio infinitesimale rispetto a quello...quando hanno salvato le banche..."-dal Sole24Ore !!


L’ analisi
Di Morya Longo

Quel nodo greco che nessuno vuole sciogliere

I vertici europei discutono (con fatica) degli Eurobond. Dibattono sui project-bond. Lavorano per creare un fondo europeo che garantisca i depositi bancari. E questo, in attesa dei vertici di Bruxells, fa respirare le borse. Quello che pero’ colpisce e’ di affrontare il problema numero uno in Europa, cioe’ la Grecia, si parla sempre meno. Eppure, guardando i numeri del bilancio di Atene, si scopre che basterebbe un piccolo sacrificio comune per alleviare le sofferenze del popolo ellenico e per rendere l’ emergenza europea un po’ meno pressante: basterebbe un sacrificio infinitesimale rispetto a quello da oltre 2mila miliardi di euro sopportato da tutti gli Stati europei quando hanno salvato le banche, per dissinnescare la mina greca e lavorare con piu’ tempo alle grandi riforme dell’ Unione Europea.

Sono i numeri a dimostrarlo. La pesante austerita’ in Grecia ha infatti gia’ migliorato in maniera significativa il bilancio dello Stato. Il deficit primario, cioe’ al netto della spesa per interessi, e’ sceso dal 9,3% al 2,4% nel 2011 (stima della Commissione Ue). Dunque e’ nettamente migliorato. Il problema, pero’, e’ la spesa per interessi, che grava sui conti di Atene per un ammontare pari al 6,9% del Pil.Insomma il bilancio dello Stato sarebbe si sarebbe rimesso in carreggiata, se il fardello del debito non lo zavorrasse oltre ogni sostenibilita’.

Qui veniamo al punto. Il debito pubblico della Grecia e’ attualmente pari a 329,7 miliardi di euro,
equivalente al 162,6% del Pil (stima di Rbs sul 2012). Solo una minima parte di questo debito e’ ormai in mano a investitori privati, perche’ questi hanno rinunciato al 70% dei loro crediti verso la Grecia. Il grosso del debito e’ invece nei confronti degli Stati europei, del Fondo Monetario e della Bce che detiene bond greci: in totale si tratta di 220,8 miliardi di euro sui 329,7 totali. Ebbene basterebbe che il settore pubblico rinunciasse agli interessi (bassi quest’ anno ma in crescita nei prossimi), per liberare in Grecia importanti risorse in grado di aiutare l’ economia e di ridurre il collasso sociale. Se si rinunciasse anche a una piccola parte del capitale, l’alleggerimento sarebbe anche maggiore. La Germania ha investito ben 620 miliardi di euro per sostenere le sue banche negli ultimi anni, per cui il sacrificio greco sarebbe infinitesimale rispetto a questa cifra.

Eppure nessuno ha mai preso in considerazione questa ipotesi. Neanche ora che la Grecia e’ sull’ orlo di un crack che causerebbe in Europa un’ onda d’ urto potenzialmente disastrosa (c’e’ chi stima in mille miliardi di euro i possibili danni). Non sarebbe il caso di rinunciare a qualcosa subito, per salvare mille miliardi in futuro ?
Nessuno ipotizza  neppure un’ eventualita’ del genere. La trattativa tra i vertici europei e’ sulla creazione di una corrazza piu’ forte in Europa: sugli Eurobond, sui project bond, sulla garanzia dei depositi, sui fondi salva stati. Le Borse sperano (vedremo nei prossimi giorni se a torto o a ragione) che questa sia la volta buona. Ma qualche passo nella direzione di Atene, in attesa degli Eurobond, non guasterebbe certo.

Dal Sole24ore del 23 maggio 2012

Programma di Syriza, in spagnolo. Programa de Syriza.


Se está difundiendo por diversas fuentes un resumen del programa de Syriza. Es importante conocerlo, en primer lugar para saber qué está levantando la esperanza de una parte importante del pueblo griego; también para compararlo política y moralmente con otras "alternativas" que se presentan como de izquierdas.
Y también para reflexionar sobre las relaciones complejas entre conceptos diferentes pero no necesariamente contradictorios cuando se expresan como prácticas coherentes: antineoliberalismo/anticapitalismo; reformistas/revolucionarios. El programa de Syriza es antineoliberal y reformista. Pero su aplicación significaría una ruptura con la política capitalista realmente existente. En este espacio de transición muchos encuentros son necesarios y posibles.
M.R.

1. Realizar una auditoría sobre la deuda pública. Renegociar su devolución y suspender los pagos hasta que se haya recuperado la economía y vuelva el crecimiento y el empleo.
2. Exigir a la UE un cambio en el papel del BCE para que financie directamente a los Estados y a los programas de inversión pública.
3. Subir el impuesto de la renta al 75% para todos los ingresos por encima del medio millón de euros anuales.
4. Cambiar la ley electoral para que la representación parlamentaria sea verdaderamente proporcional.
5. Subir el impuesto de sociedades para las grandes empresas al menos hasta la media europea.
6. Adoptar un impuesto a las transacciones financieras y también un impuesto especial para los productos de lujo.
7. Prohibir los derivados financieros especulativos, como los swaps y los CDS.
8. Abolir los privilegios fiscales de los que disfruta la iglesia y los armadores de barcos.
9. Combatir el secreto bancario y la evasión de capitales al extranjero.
10. Rebajar drásticamente el gasto militar.
11. Subir el salario minimo hasta su nivel previo a las recortes (751 euros brutos mensuales).
12. Utilizar los edificios del Gobierno, la banca y la iglesia para alojar a las personas sin hogar.
13. Poner en marcha comedores en los colegios públicos para ofrecer desayuno y almuerzo gratuito a los niños.
14. Ofrecer sanidad pública gratuita para las personas desempleadas, sin hogar o sin ingresos suficientes.
15. Ayudas de hasta el 30% de sus ingresos para las familias que no pueden afrontar sus hipotecas.
16. Subir las prestaciones de desempleo para los parados. Aumentar la protección social para las familias monoparentales, los ancianos, los discapacitados y los hogares sin ingresos.
17. Rebajas fiscales para los productos de primera necesidad.
18. Nacionalización de los bancos.
19. Nacionalizar las antiguas empresas públicas de sectores estratégicos para el crecimiento del país (ferrocarriles, aeropuertos, correos, agua…).
20. Apostar por las energías renovables y por la protección del medio ambiente.
21. Igualdad salarial para hombres y mujeres.
22. Limitar el encadenamiento de contratos temporales y apostar por los contratos indefinidos.
23. Ampliar la protección laboral y salarial de los trabajadores a tiempo parcial.
24. Recuperar los convenios colectivos.
25. Aumentar las inspecciones de trabajo y los requisitos laborales para empresas que accedan a concursos públicos.
26. Reformar la constitución para garantizar la separación iglesia-Estado y la protección del derecho a la educación, la salud y la protección del medio ambiente.
27. Someter a referéndum vinculante los tratados europeos y otros acuerdos de importancia.
28. Abolición de todos los privilegios de los parlamentarios. Eliminar la especial protección legal de los ministros y permitir a los tribunales ordinarios procesar a los miembros del gobierno.
29. Desmilitarizar la guardia costera y disolver las fuerzas especiales antidisturbios. Prohibir la presencia de policías encubiertos o con armas de fuego en las manifestaciones y mítines. Cambiar los planes de estudio de los policías para poner énfasis en los temas sociales, como la inmigración, las drogas o la exclusión social.
30. Garantizar los derechos humanos en los centros de detención de inmigrantes.
31. Facilitar a los inmigrantes la reagrupación familiar. Permitir que los inmigrantes, incluso los indocumentados, tengan acceso pleno a la sanidad y la educación.
32. Despenalizar el consumo de drogas, combatiendo solo el tráfico. Aumentar los fondos para los centros de desintoxicación.
33. Regular el derecho a la objeción de conciencia en el servicio militar.
34. Aumentar los fondos para la sanidad pública hasta los niveles del resto de la UE (la media europea es del 6% del PIB y Grecia gasta el 3%).
35. Eliminar el copago en los servicios sanitarios.
36. Nacionalizar los hospitales privatizados. Eliminar toda participación privada en el sistema público de salud.
37. Retirada de las tropas griegas de Afganistán y los balcanes: ningún soldado fuera de las fronteras de Grecia.
38. Romper los acuerdos de cooperación militar con Israel. Apoyar la creación de un estado Palestino dentro de las fronteras de 1967.
39. Negociar un acuerdo estable con Turquía.
40. Cerrar todas las bases extranjeras en Grecia y salir de la OTAN.

Fonte  http://www.vientosur.info/
segnalato sulla lista discussioni di sinistra critica livorno

Dalla parte di Syriza e di Alexis Tsipras - di Paolo Ferrero

La vicenda europea è arrivata ad un punto di svolta e la vera partita si gioca in Grecia. Questo perché in Grecia può vincere le elezioni un partito chiaramente antiliberista come Syriza. Il contesto europeo in cui la destra ha perso in Francia e nelle regionali tedesche a favore dei socialdemocratici, può dare una mano, ma la vera questione la sta ponendo la Grecia, cioè l’anello più debole della catena. Ed il punto è semplice: visto il palese fallimento delle politiche recessive basate sulla distruzione del welfare e dei diritti dei lavoratori, è sufficiente oggi per uscire dalla crisi affiancare a queste politiche un po’ di investimenti come chiedono i socialisti? E’ del tutto evidente che la risposta è no, mille volte no.
Non solo perché il Fiscal Compact condannerebbe l’Europa ad una recessione senza fine, ma perché la crisi – innescata dalla speculazione – ha le sue radici in una ingiusta distribuzione del reddito e nei meccanismi di fondo di funzionamento della globalizzazione e dell’Unione Europea. Se non si mette mano alle questione di fondo, semplicemente dalla crisi non si esce.
Per questo la Grecia è importante, perché Syriza (che fa parte del Partito della Sinistra Europea come Rifondazione Comunista, il Front de Gauche, Izquierda Unida, la Linke ) ha posto i nodi di fondo che l’Europa deve affrontare. Dicendosi indisponibile ad accettare il memorandum che sta demolendo l’economia greca, ha posto la questione centrale per il nostro futuro.
Se Syriza vince si riapre tutto perché la folle politica europea sta in piedi su un solo presupposto: la complicità trasversale tra popolari, liberali e socialisti e le classi dirigenti di tutti i paesi. Il fatto che i governanti tedeschi in questi giorni alternino le minacce alle promesse, cioè il bastone e la carota, ci dice solo della paura che hanno, perché loro sanno benissimo di essere i primi a guadagnarci con l’Euro.
Molti dicono che Syriza sia irresponsabile e che se vince rischia di portare la Grecia fuori dall’Euro. E’ vero il contrario: Se la Grecia accetta di proseguire sulla strada del memorandum la sua economia e la sua società vengono semplicemente distrutti e fuori dall’Euro ci finiranno quando farà comodo alle banche. Basti pensare che grazie alle azioni di “salvataggio” praticate dall’Europa la Grecia è da 5 anni in recessione e il debito pubblico è quasi raddoppiato.
Siamo arrivati quindi all’ora delle scelte. Di fronte alla vittoria di Syriza, che auspico con tutte le mie forze, tutti i paesi europei dovranno decidere: si contratta con il nuovo governo Greco o li si butta fuori dall’Euro? Se si sceglie la prima strada e si abbandonano le politiche liberiste l’Europa ha un futuro. Se si sceglie la seconda, comincerà un processo di dissoluzione che porterà alla fine dell’Euro, dell’Unione Europea e ad una crisi sociale di dimensioni bibliche non solo nei paesi del Sud Europa ma anche al centro dell’impero.
A questo punto il re è nudo, perché Syriza propone una modifica della politica economica a partire dall’azzeramento del memorandum. Tutti, ma proprio tutti, a partire dai partiti socialisti, dovranno scegliere se essere complici della catastrofe o mettersi dalla parte della soluzione.
Noi sappiamo da che parte stare, da quella di Syriza e di Alexis Tsipras.

Fonte  http://www.ilfattoquotidiano.it/