mercoledì 30 maggio 2012

Sondaggio sul referendum in Irlanda, 39% ai SI,30% NO, 31% indecisi,

Irlanda, sondaggio: 39% sì a referendum fiscal compact, 31% indecisi


Dublino (Irlanda), 26 mag. (LaPresse/AP) - Nel referendum sul fiscal compact che si terrà giovedì 31 maggio in Irlanda il 39% voterà sì, il 30% no e il 31% ancora non lo sa. È quanto emerge da un sondaggio pubblicato oggi dal quotidiano irlandese Irish Times. Il primo ministro Enda Kenny, tuttavia, parlando a Portlaois ha invitato i sostenitori del sì al patto di bilancio a non esultare perché a suo parere negli ultimi giorni prima del voto gli indecisi si sbilanceranno verso il no. Sempre secondo il sondaggio di oggi, il 77% degli irlandesi ritiene che siano uno o due i Paesi europei che prendono le decisioni in Ue, e di questi il 69% ritiene che il ruolo principale sia ricoperto dalla Germania e il 28% dalla Francia. Lo studio ha un margine d'errore di tre punti percentuali. L'Irlanda è l'unico dei Paesi Ue aderenti al patto di bilancio che ha bisogno di ratificarlo tramite un voto nazionale. Se Dublino boccerà il fiscal compact, il patto entrerà in vigore ugualmente purché venga ratificato da almeno 12 Paesi, ma si tratterebbe di un segnale politico all'Ue. Ai membri dell'eurozona che rifiutano il trattato verrà bloccato l'accesso a nuovi prestiti di salvataggio.
Pubblicato il 26 maggio 2012

lunedì 28 maggio 2012

Poema di Gunter Grass su Europa,Grecia e ricette mortali - "Ignominia d' Europa"

Lo scrittore tedesco e premio Nobel per la Letteratura, Günter Grass, è tornato alla carica ed ha composto una poesia contro l'Unione Europea dei poteri forti e del capitale finanziario che impongono a centinaia di milioni di europei condizioni di austerità e affamamento. 
Il poema è stato pubblicato dal quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung e tradotto in Italia da La Repubblica. Dopo aver detto “ciò che va detto” sulla minacce di guerra da parte di Israele, Gunther Grass torna alla carica. Sta invecchiando decisamente bene.

IGNOMINIA D’EUROPA
Prossima al caos, perché non all'altezza dei mercati,
lontana sei dalla terra che a te prestò la culla.

Quello che, con l'anima hai cercato e consideravi tuo retaggio,
ora viene tolto di mezzo, alla stregua di un rottame.

Messo nudo alla gogna come debitore, soffre un Paese
al quale dover riconoscenza era per te luogo comune.

Paese condannato alla miseria, la cui ricchezza,
ben curata, orna i musei: preda che tu sorvegli.

Coloro che, in divisa, con la violenza delle armi funestarono il Paese
ebbro d'isole, tenevano Hölderlin nello zaino.

Paese a stento tollerato, di cui un tempo tollerasti
i colonnelli in veste di alleati.

Paese privo di diritti, al quale un potere che i diritti impone,
stringe sempre più la cintola.

Sfidandoti, veste di nero Antigone e dovunque lutto
ammanta il popolo di cui tu fosti ospite.

Eppure fuori dai confini il codazzo dei seguaci di Creso
ha ammassato tutto ciò che d'oro luccica nelle tue casseforti.

Trangugia infine, butta giù! gridano i claqueur dei Commissari,
ma Socrate ti restituisce irato il calice colmo fino all'orlo.

Malediranno in coro gli Dei ciò che possiedi,
quando il tuo volere esige di spossessare il loro Olimpo.

Priva di spirito deperirai senza il Paese
il cui spirito, Europa, ti ha inventata.

Fonte  www.contropiano.org
Ultima modifica Lunedì 28 Maggio 2012 07:05

domenica 27 maggio 2012

L' avvenire dei lavoratori europei si gioca in Grecia !


Dichiarazione della IV Internazionale:

Da due anni il popolo greco lotta contro l’austerità imposta dalla « Troika » (l’FMI, la Commissione europea e la Banca centrale europea). Dopo 17 giorni di sciopero generale, dopo le manifestazioni di massa e le occupazioni delle piazze da parte dei aganaktismeni(indignati), dopo le occupazioni delle fabbriche, ha espulso a partire dalle elezioni del 6 maggio i partiti che hanno accettato i « memorandum » imposti alla Grecia , col 60% dei suffragi espressi e ha accordato il 37% ai partiti alla sinistra del liberalismo antisociale del PASOK.

Dopo due anni, schiacciata dal debito pubblico, che è servito da sbocco per la sovraccumulazione del capitale finanziario, la Grecia è diventata il laboratorio dei politici intenzionati a far pagare la crisi del capitalismo alla popolazione. I piani di « salvataggio » imposti alla Grecia hanno una sola finalità : garantire il pagamento del debito da parte dello Stato Greco alle banche, per preservare i capitali speculativi dalla bolla finanziaria che hanno creato.. I « memorandum » che accompagnano questi piani mirano a testare in Grecia fino a che punto il capitale può accaparrare la ricchezza prodotta dai lavoratori impoverendoli

Gli effetti di questa politica sono la brutale riduzione dei salari e delle pensioni, la decostruzione del diritto dei lavoratiri, il picco brutale di disoccupazione (che raggiunge già in Grecia il 21,2% della popolazione attiva, circa il 30% delle donne e il 50% dei giovani), una recessione simile a quella del 1929-30 (caduta del PIB del 6,9% nel 2011, stimato di nuovo al 5,3 nel 2012 ; riduzione della produzione industriale di 4,3% nel marzo 2012 rispetto al marzo 2011..) la distruzione del sistema sanitario(soppressione di 137 ospedali e di un quinto degli impiegati nel settore sanitario, mancanza di farmaci perchè quelli non pagati ammontano a 1,1 miliardo di euro) e del settore immobiliare(200000 alloggi invendibili..mentre il numero dei senza tetto aumenta), malnutrizione..

Facendo dell’arbitrio, del segreto e della paura un vero e proprio modo di governo, una tale politica di brutale asservimento d’un popolo non poteva che provocare delle reazioni di rabbia, scoraggiamento, collera. Una parte di questa collera è stata canalizzata da una sinistra forza razzista, xenofoba e antisemita, il gruppo neo-nazista Alba dorata, che naviga sull’onda della politica governativa di repressione dei manifestanti e di caccia agli immigrati ed è penetrato nella polizia. Questo ci deve allarmare e portarci a denunciare la politica di repressione e di razzismo del governo imposto dalla « Troika » in Grecia.
Di fronte a queta politica, la sinistra radicale greca, e in particolare Syriza che ha oggi una posizione centrale, difende un piano d’urgenza attorno a 3 punti :

1. L’abolizione dei « memorandum », di tutte le misure di austerità e delle contro-riforme del lavoro che sono sul punto di distruggere il paese.
2. La nazionalizzazione delle banche che sono state largamente pagate dagli aiuti pubblici.
3. La moratoria del pagamento del debito e un audit che permetterà di denunciare e d’abolire il debito illegittimo.
4. L’abolizione dell’immunità dei ministri.
5. La modifica della legge elettorale che ha permesso al Pasok e a Nea Dimokratia di governare a danno della popolazione greca e di fare precipitare il paese nella crisi.

La IV Internazionale chiama l’insieme del movimento operaio mondiale, tutti gli indignati-e, tutte quelle e tutti quelli che si richiamano agli ideali della sinistra, a sostenere questo programma di urgenza.
Noi auspichiamo che il popolo greco riesca a imporre tramite il voto e le mobilitazioni un governo di tutta la sinistra sociale e politica che rifiuta l’austerità, un governo capace di imporre l’annullamento del debito. E’ in questa prospettiva che noi chiamiamo a raccolta tutte le forze che lottano contro l’austerità in grecia-Syriza, Antarsya,Kke,i sindacati e gli altri movimenti sociali- attorno a un piano d’urgenza.

La crisi non è quella della Grecia, ma piuttosto quella dell’unione europea sottomessa alla volontà del capitale e dei governi al suo servizio. E’ quella del modo di produzione capitalista nel mondo intero. Non sta alla « Troika » ma al popolo greco di decidere sulla politica da seguire in questo paese. I tentativi della cancelliera tedesca Angela Merkel di imporre ai Greci un « referendum » sull’euro in occasione delle elezioni del 17 giugno- un vero colpo di forza elettorale- devono essere respinti. Non è l’euro, sono i diktat della Troika che dobbiamo combattere oggi.

Più che mai, le lotte contro le politiche d’austerità esigono di combattere per la rottura con le politiche e i trattati che costituiscono la base della costruzione dell’Unione europea. Più che mai, combattere l’austerità non significa un ripiegamento nazionalista, ma lo sviluppo di un movimento per un’altra Europa che difende i diritti sovrani democratici e sociali di ciascun popolo e la prospettiva degli Stati Uniti socialisti di Europa.
La Grecia è diventata un laboratorio per l’Europa. Si sperimentano su cavie umane dei metodi che saranno in seguito applicati al potogallo, alla Spagna, all’Irlanda, all’Italia e così di seguito..

Il popolo greco si è ribellato, nelle fabbriche, nelle strade e nelle urne, contro queste politiche barbare. La resistenza dei greci è la nostra resitenza, le loro lotte sono le nostre lotte. Essa mostra che la difesa degli interessi vitali delle classi popolari implica confrontarsi con le classi dominanti, sul piano nazionale e europeo. Bisogna moltiplicare le iniziative unitarie in sostegno alle lotte del popolo greco e della sinistra radicale. Ma la migliore solidarietà verso il popolo greco, è di imitare il loro esempio in tutti i paesi sviluppando e coordinando le resistenze contro le politiche disumane di austerità e di distruzione.

 E’ esattamente ciò che teme il capitale responsabile della crisi :il contagio delle lotte !

Le 24 mai 2012
Bureau exécutif de la IVe Internationale

venerdì 25 maggio 2012

Grèce,Syriza,lettre ouverte à Alexis Tsipras


Lettre ouverte à Alexis Tsipras
Cher camarade Alexis Tsipras,

Nous t'écrivons en tant que citoyens de pays européens qui, tout comme la Grèce sont frappés par l'offensive « dettocratique » des pouvoirs financiers et oligarchiques en Europe.

Nous nous adressons à toi et à travers toi aux milliers de citoyennes et de citoyens de Grèce qui ont donné leurs voix à votre organisation politique, pour vous exprimer notre gratitude, notre solidarité et notre soutien à la résistance que vous menez contre la dévastation néolibérale des conditions matérielles d'existence et du cadre politique de vie en commun de la société grecque. Nous vous soutenons dans votre lutte pour une alternative de justice, de dignité et de démocratie pour le peuple grec et pour l'ensemble des peuples qui composent l' Union européenne.

Nous saluons avec enthousiasme votre succès aux dernières élections grecques, et nous applaudissons  également la gestion que vous faites de leurs résultats; nous vous encourageons a persévérer dans cette ligne d'action qui constitue déjà un exemple et un espoir pour des millions d'hommes et de femmes de toute l'Europe.

Nous tenons à vous faire savoir, à toi, aux membres de votre organisation et aux citoyennes et citoyens grecs qui, à partir d'autres affiliations politiques, syndicales ou sociales partagent le projet d'une vie en commun vraiment libre et solidaire, l’attente pleine d'espoir avec laquelle nous envisageons dans toute l'Europe la possibilité que, prochainement, un nouveau gouvernement grec d'unité populaire affronte la dictature des marchands et des bureaucrates de cette Europe kidnappée.

Nous voyons la conjoncture grecque actuelle comme un point d'infléchissement qui peut conduire à une transformation radicale de l'ordre politique et économique européen. Nous avons besoin d'une nouvelle Europe qui soit celle de ses citoyens et de tous ses habitants, et non celle des brutales politiques d'austérité qui donnent la priorité au paiement d'une dette odieuse, illégale et illégitime qui empêche le développement humain de nos communautés. Tel est l'appel que nous faisons ces jours-ci dans les places d'Europe, de la Puerta del Sol madrilène à la Place Syntagma d'Athènes, et tant d'autres places réparties dans toute la géographie européenne, des places libérées qui sont les graines et le socle constituant de la démocratie réelle que nous, femmes et les hommes d'Europe, souhaitons bâtir en commun.

La lutte contre l'autoritarisme néolibéral qui hypothèque le présent et l'avenir de nos peuples ne peut être victorieuse qu'au niveau européen. Il est indispensable, aussi au niveau européen, que nous nous donnions des institutions vraiment démocratiques, qui contribuent à la liberté et à la solidarité des divers peuples d'Europe, face au directoire oligarchique néolibéral et à son état d'exception économique et politique permanent.

“Et après avoir tant et tant attendu / enfin est venue l'heure de lever l'ancre”, disait votre -et notre- poète citoyen Alexandros Panagoulis. Nous, femmes et les hommes d'Europe, avons déjà trop attendu et trop supporté. Une nouvelle fois, c'est au peuple grec, si bon connaisseur des choses de la mer, mais aussi de celles de la liberté, qu'incombe la responsabilité de montrer le cap vers cette nouvelle Europe que nous pouvons déjà entrevoir dans nos places et dans nos voix rebelles. Nous nous mettons coude à coude avec vous pour réaliser ensemble, comme une assemblée de peuples frères, cette navigation dangereuse et pleine d'espérance.

Salutations reconnaissantes et fraternelles,

Pour signer cette lettre, écrire à cartatsipras@gmail.com en indiquant vos noms, prénoms, lieu de résidence,activités et affiliations

Cette lettre sera diffusée aux médias grecs, avec les signatures reçues à cette date, le 1er juin 2012

Greece,Syriza,Open letter to Alexis Tsipras

Open letter to Alexis Tsipras

Dear Comrade Alexis Tsipras,

We are writing to you as citizens of European countries which, like Greece, have faced the "debtocratic" offensive of the financial and oligarchical powers in Europe.

We turn to you and through you to the thousands of Greek citizens who cast their votes for your political organization to express our gratitude, our solidarity and our support for your determined resistance against the neoliberal devastation of the material conditions of daily life and of the very possibility of a life in common in Greece. We support you in your struggle for another way, a way which will mean justice, dignity and democracy for the Greek people, and for all peoples throughout the European Union.

We enthusiastically welcome your success in the latest Greek elections, and we also applaud your insistence on the incontrovertible meaning of these results; we encourage you to persevere in this course of action which has already furnished an example and a cause for hope for millions of men and women from all over Europe.

We want you, the members of your organization and the Greek citizens who, as political activists, trade unionists or participants in broad social movements, share the project of creating a common life truly based on freedom and solidarity, to know the hope with which we throughout Europe anticipate the possibility that, soon, a new Greek government of popular unity will confront the dictatorship of the financiers and bureaucrats who have hijacked Europe.

We see the current conjuncture in Greece as a turning point which could lead to a radical transformation of the European political and economic order. We need a new Europe, a Europe of and for its citizens and all its inhabitants, free of the brutal austerity policies that prioritize the payment of an odious, illegal and illegitimate debt, which prevents the human development of our communities. This is the call heard today throughout the squares of Europe, from Puerta del Sol in Madrid to Syntagma Square in Athens, squares scattered all over the European geography, liberated places that are the seeds and the constituent basis of the real democracy that women and men in Europe want to build together.

The struggle against neoliberal authoritarianism which signs away the present and the future of our peoples can only be successful at the European level. It is essential, also at the European level, that we create for ourselves truly democratic institutions which contribute to freedom and solidarity of the various peoples of Europe against the neoliberal directorate and its permanent economic and political state of exception.

"And after having waited for so long / finally the time to weigh anchor has come," said the poet Alexandros Panagoulis, who was your co-citizen –and ours. Women and men in Europe have already waited too long and endured too much. Once again, it has been left to the Greek people, so intimately acquainted with the sea, as well as with freedom, to take the responsibility of setting the course towards the new Europe we glimpse in our rebellious streets and voices. We stand shoulder to shoulder with you to set out together, a fraternal assembly of peoples, on what will undoubtedly be a difficult voyage, but one full of hope.

Please receive our gratitude and fraternal salutation

LaPresse/AP-Sondaggio, Syriza primo partito con il 30% dei voti

Grecia, sondaggio: Syriza sale al 30%, Nuova democrazia al 26%

Atene (Grecia), 25 mag. (LaPresse/AP) - Cresce al 30% in Grecia il consenso per la coalizione di sinistra Syriza, che è in testa di quattro punti percentuali sul partito di centro destra Nuova democrazia. È quanto emerge da un sondaggio pubblicato oggi e realizzato dall'istituto 'Public Issue' per il quotidiano Kathimerini in vista delle nuove elezioni parlamentari che si terranno il 17 giugno. Lo studio è stato condotto il 19 maggio su un campione di 1.214 persone e ha un margine d'errore di 3,2 punti percentuali. Syriza ha promesso di annullare le condizioni dell'accordo per il salvataggio della Grecia, intensificando i timori internazionali per un'uscita di Atene dall'eurozona.
Pubblicato il 25 maggio 2012
 

Il programma di Syriza in 40 punti, in Italiano


1. Realizzare un audit del debito pubblico. Rinegoziare gli interessi e sospendere i pagamenti fino a quando l’economia si sarà ripresa e tornino la crescita e l’occupazione.
2. Esigere dalla Ue un cambiamento nel ruolo della Bce perché finanzi direttamente gli Stati e i programmi di investimento pubblico.
3. Alzare l’imposta sul reddito al 75% per tutti i redditi al di sopra di mezzo milione di euro l’anno.
4. Cambiare la legge elettorale perché la rappresentanza parlamentare sia veramente proporzionale.
5. Aumento delle imposte sulle società per le grandi imprese, almeno fino alla media europea.
6. Adottare una tassa sulle transazioni finanziarie e anche una tassa speciale per i beni di lusso.
7. Proibire i derivati finanziari speculativi quali Swap e Cds.
8. Abolire i privilegi fiscali di cui beneficiano la Chiesa e gli armatori navali.
9. Combattere il segreto bancario e la fuga di capitali all’estero.
10. Tagliare drasticamente la spesa militare.
11. Alzare il salario minimo al livello che aveva prima dei tagli (751 euro lordi al mese).
12. Utilizzare edifici del governo, delle banche e della chiesa per ospitare i senzatetto.
13. Aprire mense nelle scuole pubbliche per offrire gratuitamente la colazione e il pranzo ai bambini.
14. Fornire gratuitamente la sanità pubblica a disoccupati, senza tetto o a chi è senza reddito adeguato.
15. Sovvenzioni fino al 30% del loro reddito per le famiglie che non possono sostenere i mutui.
16. Aumentare i sussidi per i disoccupati. Aumentare la protezione sociale per le famiglie monoparentali, anziani, disabili e famiglie senza reddito.
17. Sgravi fiscali per i beni di prima necessità.
18. Nazionalizzazione delle banche.
19. Nazionalizzare le imprese ex-pubbliche in settori strategici per la crescita del paese (ferrovie, aeroporti, poste, acqua …).
20. Scommettere sulle energie rinnovabili e la tutela ambientale.
21. Parità salariale tra uomini e donne.
22. Limitare il susseguirsi di contratti precari e spingere per contratti a tempo indeterminato.
23. Estendere la protezione del lavoro e dei salari per i lavoratori a tempo parziale.
24. Recuperare i contratti collettivi.
25. Aumentare le ispezioni del lavoro e i requisiti per le imprese che accedano a gare pubbliche.
26. Riformare la costituzione per garantire la separazione tra Chiesa e Stato e la protezione del diritto alla istruzione, alla sanità e all’ambiente.
27. Sottoporre a referendum vincolanti i trattati e altri accordi rilevanti europei.
28. Abolizione di tutti i privilegi dei deputati. Rimuovere la speciale protezione giuridica dei ministri e permettere ai tribunali di perseguire i membri del governo.
29. Smilitarizzare la guardia costiera e sciogliere le forze speciali anti-sommossa. Proibire la presenza di poliziotti con il volto coperti o con armi da fuoco nelle manifestazioni. Cambiare i corsi per poliziotti in modo da mettere in primo piano i temi sociali come l’immigrazione, le droghe o l’inclusione sociale.
30. Garantire i diritti umani nei centri di detenzione per migranti.
31. Facilitare la ricomposizione familiare dei migranti. Permettere che essi, inclusi gli irregolari, abbiano pieno accesso alla sanità e all’educazione.
32. Depenalizzare il consumo di droghe, combattendo solo il traffico. Aumentare i fondi per i centri di disintossicazione.
33. Regolare il diritto all’obiezione di coscienza nel servizio di leva.
34. Aumentare i fondi della sanità pubblica fino ai livelli del resto della Ue (la media europea è del 6% del Pil e la Grecia spende solo il 3).
35. Eliminare i ticket a carico dei cittadini nel servizio sanitario.
36. Nazionalizzare gli ospedali privati. Eliminare ogni partecipazione privata nel sistema pubblico sanitario.
37. Ritiro delle truppe greche dall’Afghanistan e dai Balcani: nessun soldato fuori dalle frontiere della Grecia.
38. Abolire gli accordi di cooperazione militare con Israele. Appoggiare la creazione di uno Stato palestinese nelle frontiere del 1967.
39. Negoziare un accordo stabile con la Turchia.
40. Chiudere tutte le basi straniere in Grecia e uscire dalla Nato.

Lettera aperta: Tsipras, libera l' Europa

Lettera aperta a Alexis Tsipras

Stimato compagno Alexis Tsipras,

Ti scriviamo come cittadine e cittadini di paesi europei, colpiti come la Grecia dall’offensiva “debitocratica” dei poteri finanziari e oligarchici di Europa.

Ci rivolgiamo a te, e attraverso te, alle migliaia di cittadine e cittadini della Grecia, che hanno affidato il loro voto alla vostra organizzazione politica, per esprimere la nostra gratitudine, la solidarietà e il nostro sostegno nei confronti della vostra resistenza, contro la devastazione neoliberista delle condizioni materiali di vita e delle condizioni politiche di convivenza, e nei confronti della vostra lotta per un’alternativa di giustizia, dignità e democrazia in favore del popolo greco e per tutti i popoli che compongono l’Unione europea.

Applaudiamo con entusiasmo al vostro risultato nelle ultime elezioni greche, come plaudiamo al modo con cui state gestendo questo risultato, e vi esortiamo ad insistere su questo impegno, che sta già costituendo un esempio e una speranza per milioni di donne ed uomini in tutta Europa.

Desideriamo condividere con te, con le donne e gli uomini della tua organizzazione e con le cittadine e i cittadini greci che, pur appartenendo ad altre organizzazioni politiche, sindacali o sociali, compartecipano al progetto di una convivenza di libertà e di solidarietà, le aspettative piene di speranza con cui, in tutta Europa, si contempla la possibilità che, in un breve lasso di tempo, un nuovo governo greco di unità popolare affronti la dittatura dei mercanti e dei burocrati di questa Europa sequestrata.

Noi consideriamo l’attuale congiuntura greca come un punto di svolta, che può condurre ad una trasformazione radicale dell’ordine politico ed economico europeo.

Abbiamo bisogno di una nuova Europa, che sia quella dei suoi cittadini ed abitanti e non di un’Europa delle brutali politiche di austerità, che assumono come prioritario il pagamento del debito odioso, illegale ed illegittimo, che impedisce l’umano sviluppo delle nostre comunità.

Questo è l’appello che lanciamo in questi giorni dalle nostre piazze di Europa, dalla Porta del Sol di Madrid a Piazza Syntagma di Atene, e da tante altre piazze distribuite dovunque nella carta geografica europea, piazze liberate, che sono sementi e fondamento costituente della democrazia reale che noi, donne e uomini di Europa, aspiriamo a costruire tutti insieme.

La lotta contro l’autoritarismo neoliberista, che ipoteca il presente e il futuro dei nostri popoli, può risultare vittoriosa a livello europeo. Sempre a livello europeo, è indispensabile dotarci di istituzioni veramente democratiche, che contribuiscano alla libertà e alla solidarietà dei diversi popoli di Europa, di fronte all’attuale Direttorio oligarchico neoliberista e al suo stato di eccezione economica e politica permanente.

“E dopo avere aspettato tanto, tanto / infine è arrivata l’ora di salpare”, così recita il vostro e il nostro poeta, cittadino Aléxandros Panagoulis.

Noi, donne e uomini d’Europa, abbiamo tanto sperato, e sopportato ancor di più. E una volta ancora, spetta al popolo greco, così avvezzo alle cose di mare, ma anche a quelle della libertà, la responsabilità di aprire la strada a questa nuova Europa, che intravediamo nelle nostre piazze e nelle nostre voci ribelli. Per questo, mettiamoci fianco a fianco, per intraprendere insieme, come assemblea di popoli fratelli,  questa navigazione pericolosa, di lotta, ma anche tanto ricca di speranza.

Con un abbraccio pieno di riconoscenza e fraterno,

Per firmare questa lettera, scrivere una e-mail a  cartatsipras@gmail.com  indicando nome, cognome, luogo di residenza, attività ed appartenenza ad organizzazioni.

Questa lettera verrà diffusa sui media greci, con tutte le firme raccolte entro il 1 giugno 2012.

giovedì 24 maggio 2012

31 maggio, Irlanda vota su Fiscal compact, ovvero per l' austerita' permanente


Il 31 maggio gli abitanti di questo Stato saranno chiamati a votare sul "Trattato di stabilità, coordinamento e governance nell'Unione economica e monetaria" [noto come Trattato fiscale della UE o Fiscal compact, ndt], che non può che esser definito che Trattato di austerità permanente.

Mentre il dibattito pubblico si concentra su questo Trattato, il governo sta silenziosamente spingendo avanti il suo fratello, ossia il "Trattato sul meccanismo europeo di stabilità" (ESM). Sono gemelli, non possono essere separati.
Il Trattato di austerità permanente è stato presentato come il mezzo per portare stabilità all'euro e all'UE. Come accade sempre, i trattati e le leggi nazionali sono una cristallizzazione della politica: coloro che hanno il potere economico e quindi il potere politico, si assicurano che le leggi riflettano i loro interessi fondamentali. A loro non importano un granché gli orpelli, a patto che non interferiscano con le loro strutture di profitto e di potere.
Ciò che questo Trattato si propone di rimuovere è la prerogativa dei governi nazionali, per non parlare dei loro popoli, di determinare quali sono le priorità economiche e sociali. Nel nostro caso la priorità è pagare il debito privato, trasformato in "debito sovrano". Per raggiungere questo obiettivo, quadrare i conti diventa la priorità, e una parte del bilancio deve essere destinato a ripianare, con gli interessi, questo debito di natura privata.

Come sempre accade nella nostra società, dobbiamo guardare alle politiche sottese, svelando ciò che significano per i lavoratori, non solo qui in Irlanda, ma in tutta l'Unione europea. Angela Merkel, il Cancelliere tedesco, ha detto: "I freni del debito [regole del Trattato] saranno vincolanti e validi per sempre. Non potranno in alcun modo essere cambiati attraverso una maggioranza parlamentare".
Questo non può che portare a una situazione in cui i soldi nelle casse del governo saranno messi a disposizione del debito, e solo ciò quel che resta sarà messo a disposizione dei bisogni popolari. Così, quando il costo del debito aumenterà, le somme disponibili per le persone saranno ridotte e non il contrario, perché si opera all'interno dei controlli costituzionalmente determinati.
Il Trattato sul ESM è un attacco ancora più grande alla democrazia nazionale. Nell'ambito di questo Trattato viene istituito un Consiglio di governatori per "sorvegliare" la stabilità del fondo, un Consiglio composto da banchieri. Il governo irlandese dovrà contribuire con circa € 11 miliardi, che dovrà prendere a prestito per conferirli al Fondo.

L'ESM costituisce un attacco ancor più approfondito alla democrazia e il trasferimento di ancor più poteri ad un organo al di fuori dello Stato e al di là dell'influenza popolare.
E' per questo motivo che bisogna sostenere l'azione legale intrapresa da Thomas Pringle TD all'Alta Corte, dove sostiene che le disposizioni del Trattato ESM debbano essere rimesse al popolo.
In base alle disposizioni del ESM, i "governatori" e i loro agenti saranno al di sopra di tutte le leggi nazionali e senza responsabilità. Nessuno dei loro documenti e disposizioni possono essere ostacolate o intercettate dai governi nazionali o da qualsiasi altro organismo. I governi dovranno sottoscrivere previsioni di bilancio gradite ai loro supervisori. Se i "governatori" lo riterranno necessario potranno richiedere fondi aggiuntivi ai governi, che devono rispondere entro sette giorni, senza se e senza ma. I governi nazionali dovranno sottomettersi alle loro richieste e priorità.

I redattori principali di questo Trattato sono gli speculatori finanziari di Goldman Sachs. Si tratta di un colpo di stato virtuale dal capitale finanziario. Perché? Perché la democrazia sta diventando sempre più un ostacolo al processo decisionale: è troppo lenta e macchinosa per il loro mondo di circolazione istantanea del denaro e delle strategie di investimento. Il loro mondo corre molto più agevolmente, senza l'ingombro di dover consultare le persone.
I paesi periferici diventeranno protettorati dei poteri economici dominanti, con trasferimenti di ricchezza costanti su basi strutturali di lungo termine a causa del massiccio debito imposto al popolo. Ancora una volta, il rimborso del debito è il ruolo primario dei governi. L'elite vuole tenere i lavoratori in una inarrestabile "trappola del debito".
Il governo irlandese e, purtroppo, alcuni leader sindacali sembrano credere che la democrazia e la sovranità possano essere scambiate come una sorta di merce di scambio nella speranza di ottenere qualche sollievo nell'onere del debito. L'invito di quattro sindacati - Mandate, TEEU, CPSU, e Unite - a votare No al referendum, deve pertanto essere accolto. Questo nuovo sviluppo è significativo e segna un possibile passo per allontanarsi dall'impatto mortale della "cooperazione sociale".
La democrazia e la sovranità non sono merce di scambio da dare via per qualche briciola di sollievo. Dobbiamo resistere, rifiutare questo debito imposto e chiedere:

- che finisca la distruzione del nostro servizio sanitario;
- che i pazienti non siano abbandonati sulle barelle negli ospedali;
- che siano cancellati i tagli nell'istruzione, in modo che i nostri figli possano avere le scuole che meritano;
- che non siano privatizzati i servizi pubblici e le imprese pubbliche;
- che vi sia lavoro per i disoccupati;
- che i nostri figli non siano costretti a emigrare;
- che tornino sotto il controllo pubblico le nostre ricche risorse naturali;
- che si ripudi il debito che incatena il nostro popolo.

L'UE non è un veicolo per il cambiamento, ma è invece il principale veicolo per la schiavitù del debito e il controllo delle grandi corporazioni. E' il veicolo scelto dalla classe dirigente e dai grandi monopoli in tutta Europa per difendere e promuovere i loro interessi economici e politici.
La democrazia e la sovranità sono gli strumenti di cui abbiamo bisogno per affrontare la profonda crisi economica, sociale, culturale e morale in cui il nostro paese è impantanato e in cui sta affondando velocemente.

Tutti i discorsi dell'establishment sui prossimi Trattati sono un inganno per farci accettare le catene del debito intorno al collo. Ci dicono che potrebbe essere necessario un altro salvataggio, e che quindi i Trattati sono una polizza assicurativa. Il problema è che non possiamo permetterci il prezzo del primo salvataggio, per non parlare di un secondo o un terzo. Un salvataggio ulteriore significa che prenderemmo a prestito più denaro sempre da quelli a cui dobbiamo già una montagna di debiti, e restituirlo con alti interessi.
Votare No è un voto contro la trappola del debito e un voto per difendere la democrazia.

da PC d'Irlanda - www.communistpartyofireland.ie/cenfath-en/01-vote-no.html
Traduzione dall'inglese per http://www.resistenze.org/ a cura del Centro di Cultura e Documentazione

Fonte http://www.contropiano.org/

mercoledì 23 maggio 2012

Grecia..."...basterebbe un sacrificio infinitesimale rispetto a quello...quando hanno salvato le banche..."-dal Sole24Ore !!


L’ analisi
Di Morya Longo

Quel nodo greco che nessuno vuole sciogliere

I vertici europei discutono (con fatica) degli Eurobond. Dibattono sui project-bond. Lavorano per creare un fondo europeo che garantisca i depositi bancari. E questo, in attesa dei vertici di Bruxells, fa respirare le borse. Quello che pero’ colpisce e’ di affrontare il problema numero uno in Europa, cioe’ la Grecia, si parla sempre meno. Eppure, guardando i numeri del bilancio di Atene, si scopre che basterebbe un piccolo sacrificio comune per alleviare le sofferenze del popolo ellenico e per rendere l’ emergenza europea un po’ meno pressante: basterebbe un sacrificio infinitesimale rispetto a quello da oltre 2mila miliardi di euro sopportato da tutti gli Stati europei quando hanno salvato le banche, per dissinnescare la mina greca e lavorare con piu’ tempo alle grandi riforme dell’ Unione Europea.

Sono i numeri a dimostrarlo. La pesante austerita’ in Grecia ha infatti gia’ migliorato in maniera significativa il bilancio dello Stato. Il deficit primario, cioe’ al netto della spesa per interessi, e’ sceso dal 9,3% al 2,4% nel 2011 (stima della Commissione Ue). Dunque e’ nettamente migliorato. Il problema, pero’, e’ la spesa per interessi, che grava sui conti di Atene per un ammontare pari al 6,9% del Pil.Insomma il bilancio dello Stato sarebbe si sarebbe rimesso in carreggiata, se il fardello del debito non lo zavorrasse oltre ogni sostenibilita’.

Qui veniamo al punto. Il debito pubblico della Grecia e’ attualmente pari a 329,7 miliardi di euro,
equivalente al 162,6% del Pil (stima di Rbs sul 2012). Solo una minima parte di questo debito e’ ormai in mano a investitori privati, perche’ questi hanno rinunciato al 70% dei loro crediti verso la Grecia. Il grosso del debito e’ invece nei confronti degli Stati europei, del Fondo Monetario e della Bce che detiene bond greci: in totale si tratta di 220,8 miliardi di euro sui 329,7 totali. Ebbene basterebbe che il settore pubblico rinunciasse agli interessi (bassi quest’ anno ma in crescita nei prossimi), per liberare in Grecia importanti risorse in grado di aiutare l’ economia e di ridurre il collasso sociale. Se si rinunciasse anche a una piccola parte del capitale, l’alleggerimento sarebbe anche maggiore. La Germania ha investito ben 620 miliardi di euro per sostenere le sue banche negli ultimi anni, per cui il sacrificio greco sarebbe infinitesimale rispetto a questa cifra.

Eppure nessuno ha mai preso in considerazione questa ipotesi. Neanche ora che la Grecia e’ sull’ orlo di un crack che causerebbe in Europa un’ onda d’ urto potenzialmente disastrosa (c’e’ chi stima in mille miliardi di euro i possibili danni). Non sarebbe il caso di rinunciare a qualcosa subito, per salvare mille miliardi in futuro ?
Nessuno ipotizza  neppure un’ eventualita’ del genere. La trattativa tra i vertici europei e’ sulla creazione di una corrazza piu’ forte in Europa: sugli Eurobond, sui project bond, sulla garanzia dei depositi, sui fondi salva stati. Le Borse sperano (vedremo nei prossimi giorni se a torto o a ragione) che questa sia la volta buona. Ma qualche passo nella direzione di Atene, in attesa degli Eurobond, non guasterebbe certo.

Dal Sole24ore del 23 maggio 2012

Programma di Syriza, in spagnolo. Programa de Syriza.


Se está difundiendo por diversas fuentes un resumen del programa de Syriza. Es importante conocerlo, en primer lugar para saber qué está levantando la esperanza de una parte importante del pueblo griego; también para compararlo política y moralmente con otras "alternativas" que se presentan como de izquierdas.
Y también para reflexionar sobre las relaciones complejas entre conceptos diferentes pero no necesariamente contradictorios cuando se expresan como prácticas coherentes: antineoliberalismo/anticapitalismo; reformistas/revolucionarios. El programa de Syriza es antineoliberal y reformista. Pero su aplicación significaría una ruptura con la política capitalista realmente existente. En este espacio de transición muchos encuentros son necesarios y posibles.
M.R.

1. Realizar una auditoría sobre la deuda pública. Renegociar su devolución y suspender los pagos hasta que se haya recuperado la economía y vuelva el crecimiento y el empleo.
2. Exigir a la UE un cambio en el papel del BCE para que financie directamente a los Estados y a los programas de inversión pública.
3. Subir el impuesto de la renta al 75% para todos los ingresos por encima del medio millón de euros anuales.
4. Cambiar la ley electoral para que la representación parlamentaria sea verdaderamente proporcional.
5. Subir el impuesto de sociedades para las grandes empresas al menos hasta la media europea.
6. Adoptar un impuesto a las transacciones financieras y también un impuesto especial para los productos de lujo.
7. Prohibir los derivados financieros especulativos, como los swaps y los CDS.
8. Abolir los privilegios fiscales de los que disfruta la iglesia y los armadores de barcos.
9. Combatir el secreto bancario y la evasión de capitales al extranjero.
10. Rebajar drásticamente el gasto militar.
11. Subir el salario minimo hasta su nivel previo a las recortes (751 euros brutos mensuales).
12. Utilizar los edificios del Gobierno, la banca y la iglesia para alojar a las personas sin hogar.
13. Poner en marcha comedores en los colegios públicos para ofrecer desayuno y almuerzo gratuito a los niños.
14. Ofrecer sanidad pública gratuita para las personas desempleadas, sin hogar o sin ingresos suficientes.
15. Ayudas de hasta el 30% de sus ingresos para las familias que no pueden afrontar sus hipotecas.
16. Subir las prestaciones de desempleo para los parados. Aumentar la protección social para las familias monoparentales, los ancianos, los discapacitados y los hogares sin ingresos.
17. Rebajas fiscales para los productos de primera necesidad.
18. Nacionalización de los bancos.
19. Nacionalizar las antiguas empresas públicas de sectores estratégicos para el crecimiento del país (ferrocarriles, aeropuertos, correos, agua…).
20. Apostar por las energías renovables y por la protección del medio ambiente.
21. Igualdad salarial para hombres y mujeres.
22. Limitar el encadenamiento de contratos temporales y apostar por los contratos indefinidos.
23. Ampliar la protección laboral y salarial de los trabajadores a tiempo parcial.
24. Recuperar los convenios colectivos.
25. Aumentar las inspecciones de trabajo y los requisitos laborales para empresas que accedan a concursos públicos.
26. Reformar la constitución para garantizar la separación iglesia-Estado y la protección del derecho a la educación, la salud y la protección del medio ambiente.
27. Someter a referéndum vinculante los tratados europeos y otros acuerdos de importancia.
28. Abolición de todos los privilegios de los parlamentarios. Eliminar la especial protección legal de los ministros y permitir a los tribunales ordinarios procesar a los miembros del gobierno.
29. Desmilitarizar la guardia costera y disolver las fuerzas especiales antidisturbios. Prohibir la presencia de policías encubiertos o con armas de fuego en las manifestaciones y mítines. Cambiar los planes de estudio de los policías para poner énfasis en los temas sociales, como la inmigración, las drogas o la exclusión social.
30. Garantizar los derechos humanos en los centros de detención de inmigrantes.
31. Facilitar a los inmigrantes la reagrupación familiar. Permitir que los inmigrantes, incluso los indocumentados, tengan acceso pleno a la sanidad y la educación.
32. Despenalizar el consumo de drogas, combatiendo solo el tráfico. Aumentar los fondos para los centros de desintoxicación.
33. Regular el derecho a la objeción de conciencia en el servicio militar.
34. Aumentar los fondos para la sanidad pública hasta los niveles del resto de la UE (la media europea es del 6% del PIB y Grecia gasta el 3%).
35. Eliminar el copago en los servicios sanitarios.
36. Nacionalizar los hospitales privatizados. Eliminar toda participación privada en el sistema público de salud.
37. Retirada de las tropas griegas de Afganistán y los balcanes: ningún soldado fuera de las fronteras de Grecia.
38. Romper los acuerdos de cooperación militar con Israel. Apoyar la creación de un estado Palestino dentro de las fronteras de 1967.
39. Negociar un acuerdo estable con Turquía.
40. Cerrar todas las bases extranjeras en Grecia y salir de la OTAN.

Fonte  http://www.vientosur.info/
segnalato sulla lista discussioni di sinistra critica livorno

Dalla parte di Syriza e di Alexis Tsipras - di Paolo Ferrero

La vicenda europea è arrivata ad un punto di svolta e la vera partita si gioca in Grecia. Questo perché in Grecia può vincere le elezioni un partito chiaramente antiliberista come Syriza. Il contesto europeo in cui la destra ha perso in Francia e nelle regionali tedesche a favore dei socialdemocratici, può dare una mano, ma la vera questione la sta ponendo la Grecia, cioè l’anello più debole della catena. Ed il punto è semplice: visto il palese fallimento delle politiche recessive basate sulla distruzione del welfare e dei diritti dei lavoratori, è sufficiente oggi per uscire dalla crisi affiancare a queste politiche un po’ di investimenti come chiedono i socialisti? E’ del tutto evidente che la risposta è no, mille volte no.
Non solo perché il Fiscal Compact condannerebbe l’Europa ad una recessione senza fine, ma perché la crisi – innescata dalla speculazione – ha le sue radici in una ingiusta distribuzione del reddito e nei meccanismi di fondo di funzionamento della globalizzazione e dell’Unione Europea. Se non si mette mano alle questione di fondo, semplicemente dalla crisi non si esce.
Per questo la Grecia è importante, perché Syriza (che fa parte del Partito della Sinistra Europea come Rifondazione Comunista, il Front de Gauche, Izquierda Unida, la Linke ) ha posto i nodi di fondo che l’Europa deve affrontare. Dicendosi indisponibile ad accettare il memorandum che sta demolendo l’economia greca, ha posto la questione centrale per il nostro futuro.
Se Syriza vince si riapre tutto perché la folle politica europea sta in piedi su un solo presupposto: la complicità trasversale tra popolari, liberali e socialisti e le classi dirigenti di tutti i paesi. Il fatto che i governanti tedeschi in questi giorni alternino le minacce alle promesse, cioè il bastone e la carota, ci dice solo della paura che hanno, perché loro sanno benissimo di essere i primi a guadagnarci con l’Euro.
Molti dicono che Syriza sia irresponsabile e che se vince rischia di portare la Grecia fuori dall’Euro. E’ vero il contrario: Se la Grecia accetta di proseguire sulla strada del memorandum la sua economia e la sua società vengono semplicemente distrutti e fuori dall’Euro ci finiranno quando farà comodo alle banche. Basti pensare che grazie alle azioni di “salvataggio” praticate dall’Europa la Grecia è da 5 anni in recessione e il debito pubblico è quasi raddoppiato.
Siamo arrivati quindi all’ora delle scelte. Di fronte alla vittoria di Syriza, che auspico con tutte le mie forze, tutti i paesi europei dovranno decidere: si contratta con il nuovo governo Greco o li si butta fuori dall’Euro? Se si sceglie la prima strada e si abbandonano le politiche liberiste l’Europa ha un futuro. Se si sceglie la seconda, comincerà un processo di dissoluzione che porterà alla fine dell’Euro, dell’Unione Europea e ad una crisi sociale di dimensioni bibliche non solo nei paesi del Sud Europa ma anche al centro dell’impero.
A questo punto il re è nudo, perché Syriza propone una modifica della politica economica a partire dall’azzeramento del memorandum. Tutti, ma proprio tutti, a partire dai partiti socialisti, dovranno scegliere se essere complici della catastrofe o mettersi dalla parte della soluzione.
Noi sappiamo da che parte stare, da quella di Syriza e di Alexis Tsipras.

Fonte  http://www.ilfattoquotidiano.it/

Ma cos'e' Syriza ? di Yorgos Mitralias

Ma cos'è Syriza?

La Coalizione della Sinistra radicale non nasce ieri ed è frutto di un lavoro comune della sinistra nei movimenti sociali. Oggi è di fronte a una prova decisiva e dalla Grecia arrivano appelli per sostenerla

Yorgos Mitralias
(Testo tradotto per http://antoniomoscato.altervista.org/ da Titti Pierini)

Spauracchio per «quelli che stanno in alto», speranza per «chi sta in basso», Syriza fa il suo fragoroso ingresso sulla scena politica di quest’Europa in profonda crisi. Dopo aver quadruplicato la propria forza elettorale il 6 maggio, Syriza può ambire ora non solo a diventare il primo partito greco alle elezioni del 17 giugno, ma soprattutto a riuscire a formare un governo di sinistra che abrogherà le misure di austerità, ripudierà il debito e caccerà la Trojka dal paese. Non è quindi sorprendente che Syriza interessi molto anche al di fuori della Grecia e che praticamente tutti si interroghino sulla sua origine e la sua reale natura, sui suoi obiettivi e le sue aspirazioni

Tuttavia, Syriza non è esattamente una novità del momento nella sinistra europea. Nata nel 2004, la Coalizione o Raggruppamento della Sinistra Radicale (Syriza, appunto) avrebbe dovuto attirare l’attenzione dei politologi e dei mezzi di comunicazione di massa internazionali, non fosse altro perché era una formazione politica del tutto inedita e originale nel paesaggio della sinistra greca, europea ed anche mondiale. In primo luogo, per la sua composizione.

Sorta dall’alleanza di Synaspismos (a sua volta “coalizione”) - un partito riformista di sinistra di vaga origine eurocomunista e con alcuni esponenti parlamentari - con una dozzina di organizzazioni di estrema sinistra, che coprono l’intero spettro del trotskismo, dell’ex- maoismo e del “movimentismo”, la Coalizione della Sinistra Radicale costituiva, fin dai suoi inizi, un’eccezione alla regola che voleva – e continua a volere – che i partiti più o meno tradizionali a sinistra della socialdemocrazia non si coalizzino mai con le organizzazioni di estrema sinistra!

L’originalità di Syriza, però, non si ferma qui. Essendo stato concepito come una coalizione più che altro congiunturale ed elettorale (è stato fondato subito prima delle elezioni del 2004), Syriza ha resistito al tempo ed è sopravvissuto ai suoi alti e bassi, ai suoi successi e soprattutto alle sue crisi e ai suoi insuccessi, fino a diventare un clamoroso esempio di una realtà alla quale la sinistra radicale internazionale fatica sempre ad arrivare: la coabitazione di differenti sensibilità, tendenze e anche organizzazioni in una stessa formazione politica della sinistra radicale! A distanza di otto anni dalla nascita di Syriza, ora la lezione da ricavare balza agli occhi: sì, una simile coalizione non solo è possibile, ma fruttuosa e, alla lunga, anche garanzia di grandi successi.

Ma ci si chiederà: «Come hanno fatto questa dozzina di “componenti” così eteroclite di Syriza prima a incontrarsi e poi a mettersi d’accordo su una così prolungata e originale coabitazione organizzativa?». È una domanda pertinente e merita una risposta dettagliata e approfondita. No, il miracolo Syriza non è piovuto dal cielo, né è frutto del caso. È maturato a lungo e, soprattutto, è germogliato nelle migliori condizioni possibili, nei movimenti sociali e altermondialisti di quest’ultimo quindicennio.

Si potrebbe dire che tutto è iniziato 15 anni fa, nel 1997, con la costituzione del ramo greco del movimento delle Marce europee contro la disoccupazione. Non era solo il fatto che si trattava del primo passo verso quello che poi si è chiamato poco più tardi il movimento altermondialista dei Socialforum. Più specificamente, in Grecia, era il fatto che le Marce europee hanno avuto una funzione probabilmente un po’ più importante, quella di fare qualcosa che fino ad allora era assolutamente inconcepibile: unificare la sinistra nell’azione. È così che, grazie alle Marce europee, si sono visti sindacati, movimenti sociali, partiti e organizzazioni della sinistra greca (Kke incluso, almeno per una fase!) che non si erano mai incontrati, o che si ignoravano reciprocamente, mettersi insieme per partecipare a un movimento europeo del tutto inedito, a fianco dei sindacati, dei movimenti sociali e delle correnti politiche di altri paesi, fino ad allora completamente sconosciuti in Grecia.

Non a caso, quindi, quel primo colpo inferto al settarismo viscerale che ha sempre contraddistinto la sinistra greca dava luogo addirittura a scene commoventi di ritrovamenti, quasi psicodrammi, tra militanti che fino ad allora non si conoscevano e che all’improvviso scoprivano che l’“Altro” non era poi così diverso da loro. Evidentemente, la maionese era venuta bene, tanto più che i militanti greci uscivano dal paese e scoprivano una realtà militante europea in carne ed ossa di cui prima non sospettavano l’esistenza.

Forti di questo primo avvicinamento nell’azione, tanto più solido in quanto avveniva in un movimento sociale di tipo nuovo, la maggior parte delle varie componenti politiche delle Marce europee greche partecipavano, fin dal 1999, a una seconda originale esperienza che mirava ad approfondire la loro esigenza di unità. Era lo Spazio di dialogo e di Azione Comune che, mentre approfondiva l’indispensabile discussione politica e programmatica, preparava contemporaneamente gli animi alla prossima esperienza unitaria e movimentista dei Social Forum, che avrebbe profondamente segnato lo sviluppo della sinistra greca.

Grazie all’enorme successo popolare del Social Forum, il passo verso la costituzione della Coalizione della Sinistra Radicale è stato compiuto pressoché spontaneamente e con entusiasmo nel 2003-2004. I militanti delle componenti di Syriza, che avevano avuto modo di conoscersi nelle lotte e che avevano viaggiato e manifestato insieme a migliaia ad Amsterdam (1997) e Colonia (1999), a Nizza (2000) e Genova (2001), a Firenze (2002), a Parigi (2003), ecc., avevano avuto il tempo di sviluppare tra loro rapporti non solo politici ma anche umani prima di arrivare alla fondazione della loro Coalizione della Sinistra Radicale. Una coalizione che andava comunque controcorrente rispetto a quanto accadeva nel resto d’Europa, dove una simile coalizione tra un partito riformista di sinistra e gruppi di estrema sinistra era semplicemente inimmaginabile…

Tuttavia, dopo una nascita abbastanza riuscita, il seguito dell’avventura di Syriza è stato ben lungi dall’essere sempre felice, e a varie riprese ha anche dovuto interrompersi. Ovviamente, vi sono state una serie di crisi di fiducia tra il troncone di Syriza costituito da Synaspismos e i suoi partner di estrema sinistra, una cosa del resto abbastanza “logica”. Con il passar del tempo, tuttavia, l’omogeneizzazione di Syriza ha fatto sì che le crisi – come d’altro canto le discussioni – non solo attraversassero praticamente l’intera coalizione e ciascuna delle sue componenti, ma che si manifestassero soprattutto in seno a Synaspismos stesso, in cui infuriava lo scontro di tendenza in permanente ricomposizione.

Alla fine, Syriza ha trovato una certa serenità interna solo dopo l’uscita, nel 2010, dell’ala socialdemocratica di Synaspismos (che ha dato vita alla Sinistra Democratica) e l’allontanamento del suo presidente Alecos Alavanos, che, dopo avere insediato il suo “pulcino”, Alexis Tsipras, ne è diventato il nemico giurato. Ormai, la linea politica della Coalizione era più chiara (e più a sinistra), mentre il giovane leader Alexis Tsipras imponeva la propria autorevolezza e cumulava i primi successi, che avrebbero fornito a Syriza, sempre più radicalizzata, la credibilità indispensabile per riuscire a sfruttare le eccezionali circostanze create dalla crisi del debito. Ormai Syriza era pronta ad assumersi il ruolo della formazione politica che avrebbe potuto incarnare nel miglior modo possibile le speranze e le attese di interi settori della società greca in rivolta contro le politiche di austerità, la Trojka, i partiti borghesi e lo stesso sistema capitalistico!

La lezione da ricavare da questa storia quasi esemplare è evidente: tutto sommato, si tratta di un successo che solo incalliti settari (e in Grecia ce ne sono parecchi) potrebbero negare! Tuttavia, la storia di Syriza è ben lungi dall’essersi conclusa, e le cose serie stanno solo per cominciare. Insomma, il bilancio attuale può essere soltanto provvisorio. Ma, guai a chi non lo farà, in nome di un “grave errore” e di quel «tradimento» di Syriza che aspetta con impazienza per poter dire alla fine…«Io l’avevo previsto». No, il bilancio ancorché provvisorio e incompiuto va fatto perché, per i tempi (duri) che corrono, non ci si può permettere il lusso di non approfittare delle esperienze, dei successi e degli insuccessi altrui nella sinistra radicale europea.

Formazione politica dal programma permanentemente contraddistinto da “vaghezza” artistica, la Coalizione della Sinistra Radicale ha quasi sempre oscillato tra il riformismo di sinistra e un anticapitalismo conseguente. Del resto, forse è da questa eterna oscillazione che è riuscita a ricavare la propria forza. Ma occorre essere chiari: quel che è riuscito a funzionare piuttosto positivamente in periodi “normali”, potrebbe diventare un ostacolo se non un boomerang in periodi di acuta crisi e di inasprimento dello scontro di classe. In parole povere Syriza, che ha appena magistralmente ottenuto la sua affermazione, si trova trasformato nel giro di poche settimane (!) da piccolo partito minoritario in una sinistra greca già di per sé minoritaria, in partito dominante che può pretendere di governare. Il tutto, non in un paese qualsiasi e in una fase storica qualsiasi, ma in questa Grecia, «laboratorio» e caso/test per questa Europa dell’austerità in crisi di nervi…

Il cambiamento di scala è talmente improvviso da poter far venire le vertigini. Essendo diventato in tempi record l’incubo dei potenti e la speranza dei diseredati, Syriza è ora chiamato ad assumere compiti giganteschi e decisamente storici, a cui non è preparato né politicamente né organizzativamente.

Allora, CHE FARE ? La risposta deve essere chiara e categorica: semplicemente, AIUTARE SYRIZA ! Con ogni mezzo possibile. E soprattutto, non lasciarlo solo. Sia in Grecia, sia in Europa. In poche parole, fare il contrario di quel che fanno coloro che non abbinano alle loro critiche a Syriza la solidarietà e anche al sostegno a Syriza stesso, di fronte al comune nemico di classe. Sostegno anche critico, ma … sostegno comunque! E non domani, ma oggi. Perché, al di là delle divergenze tattiche o di altro tipo, la lotta che sta attualmente affrontando Syriza è di fatto la nostra lotta, la lotta di noi tutti. E tirarsene fuori equivale a mancata assistenza a chi si trova in pericolo. O meglio, a popolazioni e a paesi interi in pericolo!...

Fonte http://www.ilmegafonoquotidiano.it/

Problema U.E. Come escludere la Grecia dall' eurozona in caso di vittoria di Syriza ?


Lo scritto pubblicato di seguito e’ tratto da un articolo di Anna Maria Merlo da Parigi, pubblicato su Il Manifesto di mercoledi’ 23 maggio.
Unione Europea
Eurobond e Grecia, per Merkel e’ una cena indigesta

……stasera cena dei 27 a Bruxells…
…Il 17 giugno si vota anche in Grecia. Tensioni stasera ci saranno anche e soprattutto sulla Grecia, messa sotto pressione perche’ “voti bene” e minacciata, se dara’ la maggioranza ai partiti anti-Memorandum, di essere obbligata a uscire dalla zona euro (i trattati non prevedono l’ espulsione di uno stato , Lisbona permette pero’ ad un paese di abbandonare se il popolo lo chiede). Ieri , Alexis Tsipras a Berlino ha dichiarato che in caso di vittoria di Syriza la Grecia non decidera’ di uscire dall’ euro. Ma i leader europei, Germania, Austria, Finlandia e Olanda in testa, non intendono rinegoziare il Memorandum: ne’ sul contenuto delle riforme, ne’ sulla durata, ne’ sui tassi, ne’ sulle tranches di aiuti. Di qui al al 17, considerato dai partner un referendum sull’ euro, c’e’ il rischio di un incidente, che potrebbe precipitare il default (se l’ Fmi si ritira dal piano, se una stato esce dal Memorandum, se interviene un problema di finanziamento del sistema bancario greco). La Ue si sta preparando. Anche se i costi dell’ uscita della Grecia dall’ euro sarebbero altissimi: 370 miliardi di euro, tra prestiti bilaterali ad Atene, impegni della Bce, garanzie del Fesf (il fondo salva-stati), obbligazioni sovrane e prestiti ai privati (banche ed imprese). La Francia ci rimetterebbe sui 62 miliardi, la Germania  85,5, l’ Italia 55,8, la Spagna 36,9…..